
Assicurazione obbligatoria per i monopattini elettrici: perché aumentano costi e polemiche?
Da oggi 16 luglio entra ufficialmente in vigore una delle novità più discusse introdotte dal nuovo quadro normativo sulla micromobilità urbana: l’obbligo di assicurazione per i monopattini elettrici, esteso sia ai veicoli di proprietà privata sia a quelli impiegati nei servizi di sharing.
Una misura nata con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la sicurezza sulle strade, ma che, secondo associazioni dei consumatori e operatori del settore, rischia di produrre effetti ben diversi da quelli auspicati. Il timore è che il nuovo obbligo si traduca in un forte incremento dei costi a carico degli utenti, con ripercussioni sull’intero ecosistema della mobilità sostenibile e sulla diffusione di uno dei mezzi che negli ultimi anni ha contribuito a ridurre traffico ed emissioni nelle città italiane.
A lanciare l’allarme è Consumerismo No Profit, secondo cui il nuovo sistema normativo potrebbe determinare un sensibile aumento delle spese sia per i proprietari dei monopattini sia per chi utilizza quotidianamente i servizi in condivisione. L’associazione sottolinea come, già nelle prime offerte disponibili sul mercato, il costo delle polizze assicurative risulti in molti casi decisamente elevato, arrivando perfino a superare il valore commerciale dei monopattini di fascia economica. Una situazione che, se confermata su larga scala, rischierebbe di modificare radicalmente la convenienza economica di questi mezzi di trasporto.

Perché le polizze assicurative rischiano di costare più dei monopattini?
Uno degli aspetti più contestati riguarda proprio il rapporto tra il costo dell’assicurazione e quello del veicolo. Secondo Consumerismo No Profit e numerosi operatori del comparto, l’introduzione dell’obbligatorietà avrebbe determinato un’impennata delle tariffe assicurative, con aumenti che in alcuni casi arriverebbero a quintuplicare i prezzi precedentemente ipotizzati dal mercato. Il risultato sarebbe un evidente squilibrio economico: per molti monopattini acquistati a poche centinaia di euro, il costo della copertura assicurativa potrebbe rappresentare una voce di spesa sproporzionata rispetto al valore stesso del mezzo.
Il presidente dell’associazione, Luigi Gabriele, evidenzia come il problema non riguardi esclusivamente l’assicurazione. Sommando infatti il nuovo obbligo assicurativo alle ulteriori prescrizioni introdotte dalla normativa, come la targa identificativa, il costo complessivo richiesto ai proprietari rischierebbe di superare ampiamente il prezzo di acquisto di numerosi monopattini oggi in commercio. Una prospettiva che, secondo l’associazione, potrebbe scoraggiare molti cittadini dal continuare a utilizzare questi veicoli per gli spostamenti quotidiani.
Quali conseguenze potrebbero esserci per i servizi di sharing?
Gli effetti della nuova disciplina non si limitano ai monopattini privati. Anche le società che gestiscono i servizi di sharing mobility dovranno infatti sostenere i costi derivanti dall’obbligo assicurativo per le proprie flotte. Sebbene questi mezzi siano già dotati di sistemi di identificazione, tracciamento GPS e limitatori elettronici della velocità, la normativa introduce comunque un ulteriore onere economico che, secondo le imprese del settore, difficilmente potrà essere assorbito senza conseguenze sui prezzi finali.
Secondo Consumerismo No Profit, il rischio concreto è quello di un rincaro generalizzato delle tariffe di noleggio, poiché gli operatori difficilmente riusciranno a sostenere integralmente l’aumento dei costi assicurativi senza trasferirne almeno una parte sugli utenti. Chi utilizza abitualmente il monopattino in sharing per recarsi al lavoro, all’università o per gli spostamenti urbani potrebbe quindi trovarsi a pagare importi sensibilmente più elevati rispetto a quelli attuali.
L’effetto finale potrebbe essere una riduzione della domanda, con una diminuzione dell’utilizzo dei servizi condivisi proprio in un momento in cui molte amministrazioni comunali continuano a investire sulla mobilità alternativa come strumento per alleggerire il traffico cittadino.
La sicurezza stradale migliorerà davvero con il nuovo obbligo?
Uno dei punti centrali del dibattito riguarda proprio l’efficacia della misura sotto il profilo della sicurezza stradale. Secondo Consumerismo No Profit, l’introduzione dell’assicurazione obbligatoria non inciderebbe direttamente sulla prevenzione degli incidenti né sulla tutela dei pedoni, poiché i principali fattori di rischio dipendono dal comportamento degli utenti, dal rispetto delle regole di circolazione e dai controlli sul territorio.
L’associazione sostiene inoltre che i monopattini utilizzati nei servizi di sharing siano già sottoposti a numerosi sistemi di controllo tecnologico, tra cui geolocalizzazione, limitazione automatica della velocità e identificazione degli utilizzatori. Per questo motivo ritiene che il nuovo obbligo rappresenti soprattutto un aggravio burocratico ed economico piuttosto che uno strumento capace di incrementare concretamente la sicurezza nelle città.
Secondo il presidente Luigi Gabriele, «la sicurezza stradale non può diventare il pretesto per introdurre una tassa occulta sulla mobilità». Una posizione che sintetizza le preoccupazioni dell’associazione, convinta che il peso economico della riforma finisca per gravare prevalentemente su cittadini e imprese senza produrre benefici proporzionati sul piano della prevenzione.

Chi trarrà vantaggio dalla nuova normativa?
Tra le critiche mosse da Consumerismo No Profit emerge anche il tema dell’equilibrio tra obblighi e mercato assicurativo. L’associazione osserva che, mentre cittadini e operatori saranno obbligati per legge a stipulare una copertura assicurativa, non è previsto alcun meccanismo che imponga alle compagnie assicurative di contenere i prezzi delle polizze o di adottare criteri di calmierazione delle tariffe.
Secondo questa interpretazione, il nuovo sistema potrebbe favorire principalmente il comparto assicurativo, che vedrebbe ampliarsi in modo significativo il numero di veicoli da assicurare senza particolari vincoli sui prezzi applicati. Una situazione che, secondo i critici della riforma, rischia di alterare l’equilibrio economico della micromobilità, trasformando un mezzo pensato per essere accessibile e sostenibile in una soluzione meno conveniente rispetto al passato.
Quale impatto potrebbe avere sulla mobilità sostenibile nelle città?
Le preoccupazioni espresse da Consumerismo No Profit vanno oltre il semplice aumento dei costi. L’associazione ritiene infatti che il nuovo obbligo possa incidere sull’intero sistema della mobilità sostenibile, scoraggiando l’utilizzo dei monopattini elettrici e favorendo un ritorno all’automobile privata per gli spostamenti urbani di breve percorrenza.
Una diminuzione dell’utilizzo dei monopattini potrebbe tradursi in un incremento del traffico veicolare, con possibili ripercussioni sulla qualità dell’aria, sulla congestione urbana e sugli obiettivi ambientali perseguiti dalle amministrazioni locali. Negli ultimi anni, infatti, la micromobilità ha rappresentato uno degli strumenti attraverso cui molte città hanno cercato di incentivare modalità di trasporto alternative, riducendo le emissioni e offrendo ai cittadini soluzioni flessibili per gli spostamenti quotidiani.
Il dibattito resta quindi aperto. Da una parte vi è la volontà del legislatore di rafforzare le garanzie e le responsabilità legate alla circolazione dei monopattini elettrici; dall’altra, associazioni dei consumatori e operatori del settore chiedono che le nuove regole vengano accompagnate da strumenti capaci di evitare un eccessivo aggravio economico per cittadini e imprese. L’evoluzione del mercato assicurativo e l’effettivo impatto della normativa nei prossimi mesi saranno elementi decisivi per comprendere se il nuovo obbligo riuscirà davvero a conciliare sicurezza, sostenibilità e accessibilità economica oppure se finirà per rallentare la diffusione della micromobilità nelle città italiane.