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Autovelox, cambia tutto: quasi uno su cinque sarà spento con il nuovo decreto del MIT

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Quasi 850 autovelox saranno spenti con il nuovo decreto del MIT. Ecco cosa cambia per automobilisti, Comuni e sicurezza stradale, tra nuove regole, ricorsi e controlli sulle strade italiane. 🚗⚠️

Autovelox, entra in vigore il nuovo decreto: quasi un impianto su cinque sarà spento. Cosa cambia per automobilisti e Comuni

Il nuovo decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) segna una delle modifiche più rilevanti degli ultimi anni nel sistema italiano di controllo della velocità. Con l’obiettivo dichiarato di colmare il lungo vuoto normativo che ha caratterizzato la disciplina degli autovelox, il provvedimento introduce criteri tecnici più rigorosi per l’utilizzo degli apparecchi e dispone l’immediato stop per centinaia di dispositivi che non rispettano i nuovi requisiti.

La conseguenza più immediata è che circa un autovelox su cinque non potrà più essere utilizzato, con effetti che potrebbero riflettersi sia sull’attività di controllo durante l’esodo estivo sia sull’ormai annoso contenzioso legato alle multe per eccesso di velocità.

L’intervento del Ministero punta infatti a uniformare il quadro normativo, eliminando le incertezze che negli ultimi anni hanno alimentato numerosi ricorsi davanti ai giudici. Allo stesso tempo, però, la riduzione del numero di dispositivi operativi apre un dibattito che coinvolge sicurezza stradale, bilanci comunali e strategie di prevenzione degli incidenti.

Il nuovo decreto del MIT ridisegna il sistema degli autovelox in Italia: centinaia di dispositivi verranno spenti e cambiano le regole per controlli e omologazioni.

Perché il nuovo decreto comporta lo spegnimento di centinaia di autovelox?

Secondo quanto stabilito dal decreto ministeriale, dei circa 4.000 dispositivi censiti sul territorio nazionale soltanto 3.150 potranno continuare a operare, mentre circa 850 impianti dovranno essere spenti immediatamente. La differenza nasce dall’introduzione di un sistema di omologazione automatica che riconosce validi esclusivamente gli strumenti riconducibili ai 25 prototipi ufficialmente approvati dal Ministero.

La novità rappresenta un tentativo di sanare una situazione normativa rimasta irrisolta per anni, durante i quali la distinzione tra apparecchi semplicemente approvati e dispositivi formalmente omologati è stata al centro di numerose contestazioni giudiziarie. Da oggi ogni singolo rilevatore dovrà dimostrare una piena corrispondenza con il prototipo certificato, eliminando ogni possibile ambiguità sulla regolarità dell’apparecchio utilizzato per accertare l’infrazione.

Quali requisiti tecnici dovranno rispettare i nuovi sistemi di rilevazione?

Il decreto introduce una serie di prescrizioni tecniche che puntano ad aumentare l’affidabilità delle rilevazioni e la tutela della privacy dei cittadini. Ogni dispositivo dovrà essere sottoposto a taratura periodica con cadenza annuale, risultare registrato nel portale telematico del Ministero e garantire che tutti i dati raccolti siano crittografati e firmati digitalmente, così da impedirne alterazioni o manipolazioni.

Particolare attenzione viene riservata anche alla protezione dei dati personali. Le immagini frontali dei veicoli dovranno infatti prevedere l’oscuramento automatico dei volti, riducendo il rischio di trattamenti impropri delle informazioni personali. Nel sistema rientrano già molti Tutor di ultima generazione, aggiornati alla versione 3.0, che risultano conformi ai nuovi standard e continueranno quindi a svolgere regolarmente la loro funzione sulle principali arterie stradali italiane.

Quali effetti potrebbe avere il decreto sulla sicurezza stradale?

È proprio sul fronte della sicurezza stradale che si concentra il confronto più acceso. Il Governo sostiene che il nuovo provvedimento consentirà finalmente di superare quella che definisce una “giungla normativa”, garantendo controlli più trasparenti e riducendo il rischio di sanzioni basate su apparecchi privi dei necessari requisiti tecnici.

Di diverso avviso sono invece numerose associazioni impegnate nella prevenzione degli incidenti e diversi rappresentanti della Polizia Locale, secondo i quali la riduzione improvvisa del numero di autovelox operativi potrebbe diminuire l’efficacia dei controlli proprio nel periodo più delicato dell’anno, quello delle grandi partenze estive. Il timore è che la percezione di un minor rischio di essere sanzionati possa favorire comportamenti di guida meno prudenti.

Le statistiche raccolte negli anni mostrano infatti risultati significativi nelle tratte sottoposte a controllo elettronico: la mortalità sarebbe diminuita del 56%, mentre la velocità media dei veicoli si sarebbe ridotta del 15%, dati che vengono frequentemente richiamati da chi considera gli autovelox uno strumento essenziale per la prevenzione degli incidenti più gravi.

Nuove norme sugli autovelox: tra sicurezza stradale, ricorsi e bilanci dei Comuni, il decreto apre una nuova fase per il controllo della velocità sulle strade italiane.

Quanto incassano i Comuni grazie alle multe degli autovelox?

Oltre al tema della sicurezza, il decreto riporta al centro dell’attenzione anche il peso economico delle sanzioni. Secondo un’analisi diffusa dal Codacons, nelle 21 principali città italiane gli autovelox hanno prodotto 306,5 milioni di euro di entrate complessive nel periodo 2021-2025, confermandosi una voce importante nei bilanci delle amministrazioni locali.

La classifica evidenzia differenze molto marcate tra i diversi territori. Firenze guida nettamente la graduatoria con 86,1 milioni di euro di incassi, seguita da Milano con 52,1 milioni, mentre Genova supera i 30 milioni di euro. Poco distante si colloca Bologna, con 29,9 milioni, mentre Roma registra 25,4 milioni di euro nello stesso arco temporale.

All’estremo opposto della graduatoria compaiono realtà dove l’utilizzo degli autovelox è stato molto più limitato. Aosta ha registrato entrate complessive pari ad appena 4.514 euro, esclusivamente nel 2021, mentre Napoli ha incassato poco meno di 60 mila euro nell’intero quinquennio preso in esame.

Quali città registrano il maggiore peso delle sanzioni sui cittadini?

L’analisi del Codacons prende in considerazione anche il rapporto tra gli incassi derivanti dagli autovelox e la popolazione residente, offrendo un indicatore utile per comprendere il peso medio delle sanzioni sui cittadini.

Anche sotto questo profilo Firenze occupa il primo posto con una media di 235,5 euro pro capite, valore che conferma l’intenso utilizzo dei sistemi di rilevazione sul territorio comunale. La sorpresa arriva però da Potenza, che registra una media di 224 euro per residente, collocandosi immediatamente alle spalle del capoluogo toscano.

Le cifre risultano invece estremamente contenute in altre città italiane. Napoli si ferma a 0,06 euro pro capite, Aosta a 0,13 euro, mentre Bolzano e Pescara si attestano intorno ai 4 euro per abitante, evidenziando modelli di utilizzo degli autovelox profondamente diversi da un territorio all’altro.

Come sono cambiati gli incassi negli ultimi anni?

L’evoluzione degli incassi conferma come il periodo successivo alla pandemia abbia modificato sensibilmente il quadro delle sanzioni. Rispetto al 2021, anno ancora caratterizzato dalle limitazioni alla mobilità dovute al Covid, nel 2025 i proventi risultano aumentati del 20,6%, mentre il livello massimo è stato raggiunto nel 2022, quando gli introiti complessivi hanno sfiorato 76 milioni di euro, per poi diminuire progressivamente negli anni successivi.

Tra le città che hanno registrato gli incrementi più consistenti spicca ancora una volta Firenze, dove gli incassi sono cresciuti del 407% rispetto al 2021, consolidando il primato nazionale. Seguono Trento, con un aumento del 269%, e Potenza, che segna un incremento del 142%. In direzione opposta si muovono invece Trieste, con una riduzione del 98%, Bolzano, in calo del 90%, e Torino, che registra una flessione del 72%, segno di strategie di controllo profondamente differenti tra le amministrazioni locali.

L’entrata in vigore del nuovo decreto rappresenta quindi un passaggio destinato ad avere conseguenze ben oltre il semplice spegnimento di alcuni apparecchi. Da una parte punta a rafforzare la certezza giuridica delle sanzioni e a uniformare i criteri di omologazione dei dispositivi; dall’altra apre interrogativi sugli effetti concreti che una riduzione dei controlli potrà avere sulla sicurezza delle strade italiane e sulle entrate dei Comuni. Saranno i prossimi mesi, con l’applicazione delle nuove regole e l’eventuale evoluzione del contenzioso, a mostrare quale equilibrio riuscirà a trovare il sistema tra legalità, prevenzione e tutela degli automobilisti.