
Perché il cervello “sogna” anche da svegli: cosa rivela la nuova ricerca
La linea di confine tra sonno e veglia, per come l’abbiamo sempre immaginata, potrebbe non esistere davvero. Una nuova ricerca neuroscientifica mette in discussione una delle convinzioni più radicate: che i sogni appartengano esclusivamente alla notte. Al contrario, il cervello umano sarebbe in grado di generare esperienze simili ai sogni anche durante il giorno, mentre siamo perfettamente svegli.
Il risultato non è solo affascinante, ma ha implicazioni profonde per la comprensione della mente umana, della creatività e persino dei disturbi del sonno. Analizzando ciò che accade nel cervello durante il passaggio dalla veglia al sonno, gli scienziati hanno identificato quattro distinti stati mentali che possono manifestarsi indipendentemente dal fatto che siamo addormentati o meno.
Cosa succede nel cervello tra veglia e sonno?
Il momento in cui ci addormentiamo, spesso sottovalutato, è in realtà uno dei più ricchi dal punto di vista mentale. È proprio in questa fase, chiamata “addormentamento”, che emergono le cosiddette esperienze ipnagogiche: immagini, suoni e pensieri frammentati che sembrano provenire da un sogno.
Secondo gli studiosi, questo stato rappresenta una sorta di “ponte” tra la coscienza vigile e il sonno leggero, in cui il cervello può passare rapidamente da un livello all’altro di attività. Non si tratta quindi di una transizione netta, ma di un continuum.
Come è stato condotto lo studio sul “sognare da svegli”?
Per analizzare questo fenomeno, i ricercatori hanno coinvolto 92 partecipanti abituati a fare brevi sonnellini. L’esperimento si è ispirato a una tecnica attribuita a Thomas Edison: i volontari tenevano in mano un oggetto mentre si rilassavano; quando si addormentavano, l’oggetto cadeva e li svegliava.
Questo metodo permetteva di catturare esattamente il momento in cui il cervello stava entrando nel sonno. Subito dopo il risveglio, ai partecipanti veniva chiesto di descrivere i pensieri avuti negli ultimi secondi.
Parallelamente, l’attività cerebrale veniva registrata tramite elettroencefalogramma (EEG), offrendo una fotografia precisa di ciò che accade nel cervello durante questi micro-passaggi tra stati mentali.
Quali sono i quattro stati mentali individuati?
L’analisi dei dati ha rivelato qualcosa di sorprendente: non esistono solo due stati mentali (veglia e sogno), ma almeno quattro modalità di pensiero ben distinte.
Il primo stato (C1) è caratterizzato da ricordi fugaci, immagini isolate che appaiono e scompaiono rapidamente. Il secondo (C2) riguarda una forte connessione con l’ambiente esterno: si percepiscono suoni, temperature, sensazioni fisiche.
Il terzo stato (C3), il più interessante, è quello definito come “stato onirico”: qui emergono pensieri bizzarri, immagini vivide e associazioni insolite, tipiche dei sogni. Il quarto stato (C4), invece, è legato al controllo volontario: pianificazione, ragionamento, organizzazione delle attività.
La scoperta più significativa è che tutti e quattro questi stati possono verificarsi sia durante la veglia, sia durante l’addormentamento, sia nel sonno leggero.
È possibile davvero “sognare” mentre si è svegli?
La risposta, dal punto di vista scientifico, è sì. Il cervello può entrare in uno stato simile al sogno anche con gli occhi aperti. Questo accade quando si riduce la connessione tra le aree cerebrali responsabili del ragionamento logico e quelle legate alla percezione visiva.
In queste condizioni, il cervello visivo può “liberarsi” dal controllo razionale, generando immagini e scenari insoliti. È lo stesso meccanismo che si attiva nei sogni notturni.
Molti esempi riportati dai partecipanti sono emblematici: una persona ha raccontato di aver visto formiche muoversi su uno sfondo fatto di cruciverba; un’altra, invece, ha pianificato la giornata successiva mentre era già addormentata.
Perché non ci accorgiamo di questi “micro-sogni” diurni?
Una delle ragioni principali è legata alla memoria. Tendiamo a ricordare soprattutto i sogni notturni più intensi o emotivi, mentre ignoriamo i pensieri fugaci e bizzarri che emergono durante il giorno.
Questi momenti vengono spesso classificati come semplici distrazioni o episodi di mind-wandering, cioè il vagare della mente. In realtà, potrebbero essere molto più simili ai sogni di quanto immaginiamo.
Inoltre, la loro natura breve e frammentata li rende difficili da fissare nella memoria. È probabile che accadano molto più spesso di quanto percepiamo.
Qual è la relazione tra sogno e creatività?
Il cosiddetto stato C3, quello onirico e “bizzarro”, rappresenta un terreno fertile per la creatività. In questa fase, il cervello crea connessioni insolite tra idee, immagini e concetti che normalmente verrebbero filtrati dalla logica.
Non è un caso che molti inventori e artisti abbiano sfruttato momenti simili per trovare ispirazione. Il passaggio tra veglia e sonno viene oggi considerato una sorta di “zona creativa privilegiata”, in cui nascono intuizioni difficili da ottenere in condizioni di piena vigilanza.
Cosa significa questa scoperta per chi soffre di insonnia?
Uno degli aspetti più interessanti riguarda la cosiddetta insonnia paradossa. Si tratta di una condizione in cui una persona percepisce di non aver dormito, anche se i dati clinici dimostrano il contrario.
La ricerca suggerisce che questo fenomeno potrebbe dipendere dal tipo di stato mentale predominante durante la notte. Chi soffre di insonnia potrebbe trascorrere più tempo nello stato C2, quello fortemente connesso all’ambiente, che dà la sensazione di essere svegli.
Al contrario, potrebbe esserci una minore presenza dello stato C3, quello più simile al sogno. Questo squilibrio renderebbe difficile distinguere tra sonno e veglia a livello soggettivo.
Come possiamo sfruttare questi stati mentali nella vita quotidiana?
Comprendere che il cervello non distingue rigidamente tra sonno e veglia apre nuove possibilità. Ad esempio, è possibile allenarsi a riconoscere questi stati intermedi per migliorare la concentrazione, la creatività e la gestione dello stress.
Piccoli momenti di pausa, rilassamento o meditazione possono favorire l’emergere di stati mentali più flessibili, simili a quelli osservati nello studio. Anche il semplice lasciar vagare la mente, senza giudizio, può avere effetti positivi.
Il cervello segue davvero regole diverse da quelle che immaginiamo?
Questa ricerca mette in discussione una visione troppo rigida della mente umana. Non esiste una separazione netta tra pensiero razionale e immaginazione, tra veglia e sogno. Piuttosto, il cervello si muove lungo un continuum dinamico, in cui diversi stati mentali si alternano costantemente.
Il contenuto dei nostri pensieri, quindi, non dipende solo dal fatto che siamo svegli o addormentati, ma da come le diverse aree cerebrali interagiscono tra loro in un determinato momento.
In altre parole, il nostro cervello può essere logico mentre dormiamo e sorprendentemente creativo mentre siamo svegli. Una prospettiva che cambia il modo in cui interpretiamo la realtà quotidiana e il funzionamento della mente.
- Fonte scientifica: Decat N., Le Coz A., Sénéchal J. et al., “Dream-like mental states can occur during wakefulness”, pubblicato su Cell Reports, 2026. Studio condotto dal Paris Brain Institute.