
Due super Terre scomparse potrebbero aver cambiato per sempre il Sistema Solare
Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Icarus, il Sistema Solare potrebbe aver ospitato fino a sei pianeti giganti nei suoi primi cento milioni di anni, compresi due mondi oggi completamente scomparsi.
Per decenni gli astronomi hanno cercato di ricostruire la complessa storia delle origini del Sistema Solare. Oggi un nuovo studio aggiunge un tassello sorprendente a questo puzzle cosmico: nei primi cento milioni di anni della sua esistenza potrebbero essere esistiti non quattro, ma addirittura sei pianeti giganti, due dei quali sarebbero poi stati espulsi nello spazio interstellare.
La ricerca suggerisce che queste misteriose super Terre ghiacciate, un tempo situate nelle regioni esterne del Sistema Solare, abbiano avuto un ruolo fondamentale nel modellare le orbite dei pianeti e delle loro lune. Se confermata, questa ipotesi potrebbe modificare profondamente la nostra comprensione della formazione del Sistema Solare.
Perché gli astronomi pensano che mancassero dei pianeti nel Sistema Solare primordiale?
Gli scienziati sanno da tempo che qualcosa non torna perfettamente nell’attuale configurazione del Sistema Solare. Le orbite degli otto pianeti e delle centinaia di satelliti naturali raccontano una storia caratterizzata da violente perturbazioni gravitazionali avvenute miliardi di anni fa.
Secondo il celebre Modello di Nizza, sviluppato nel 2005, i pianeti giganti non si sarebbero formati nelle posizioni che occupano oggi. Al contrario, Giove, Saturno, Urano e Nettuno avrebbero migrato verso nuove orbite, modificando radicalmente l’architettura del Sistema Solare primordiale.
Questa migrazione sarebbe stata innescata dalle interazioni con enormi quantità di planetesimi, i mattoni originari utilizzati per costruire pianeti e lune. Nel corso degli anni, ulteriori studi hanno portato a una conclusione ancora più intrigante: potrebbe essere esistito almeno un pianeta gigante oggi scomparso.
Una nuova ricerca spinge questa teoria ancora oltre, suggerendo che i pianeti perduti potrebbero essere stati addirittura due.
Lo studio, pubblicato il 25 marzo 2026 sulla rivista scientifica Icarus, analizza la stabilità delle lune di Urano durante la fase di instabilità dei pianeti giganti e propone nuovi scenari sull’esistenza di uno o due pianeti oggi scomparsi dal Sistema Solare.
Come è stata ricostruita la storia dei pianeti scomparsi?
Per verificare questa ipotesi, i ricercatori hanno utilizzato avanzate simulazioni numeriche capaci di riprodurre il comportamento del Sistema Solare esterno durante le sue prime fasi evolutive.
Ogni modello ha seguito le traiettorie dei pianeti giganti e di circa 1.000 planetesimi per un periodo di 20 milioni di anni. Da un archivio composto da oltre 100.000 simulazioni, gli studiosi hanno selezionato 122 scenari compatibili con la configurazione attuale del Sistema Solare.
Circa il 40% delle simulazioni prevedeva la presenza iniziale di cinque pianeti giganti, mentre le restanti ipotizzavano un sistema con sei pianeti.
Successivamente, gli scienziati hanno aggiunto anche le lune dei pianeti giganti per verificare come queste avrebbero reagito alle intense interazioni gravitazionali. I risultati hanno mostrato che i pianeti supplementari avrebbero agito come vere e proprie “palline da flipper cosmiche”, rimbalzando tra le orbite dei giganti gassosi prima di essere definitivamente espulsi nello spazio interstellare.
Cosa rivelano le lune di Giove sul passato del Sistema Solare?
Una delle prove più interessanti arriva dalle grandi lune di Giove.
Io, Europa e Ganimede sono oggi legate da una straordinaria risonanza orbitale 1:2:4, uno degli equilibri gravitazionali più affascinanti dell’intero Sistema Solare.
In termini pratici, mentre Ganimede completa un’orbita attorno a Giove, Europa ne compie due e Io quattro. Questa configurazione è considerata dagli astronomi un vero e proprio fossile dinamico, capace di conservare informazioni sulle condizioni esistenti miliardi di anni fa.
Secondo gli autori dello studio, un sistema così delicatamente bilanciato difficilmente sarebbe sopravvissuto a forti perturbazioni gravitazionali. Per questo motivo, le simulazioni che meglio riproducono la situazione attuale sono quelle che prevedono la presenza di due pianeti ghiacciati aggiuntivi successivamente espulsi dal Sistema Solare.
In altre parole, le lune di Giove potrebbero custodire una traccia indiretta dell’esistenza di mondi ormai scomparsi.
In che modo le super Terre avrebbero influenzato le lune di Urano?
Se il sistema di Giove sembra essere rimasto relativamente stabile, quello di Urano potrebbe aver vissuto una storia molto più turbolenta.
Le simulazioni mostrano che i passaggi ravvicinati dei pianeti supplementari avrebbero provocato gravi instabilità orbitali tra le lune uraniane, aumentando il rischio di collisioni tra satelliti.
In alcuni scenari, queste collisioni avrebbero frammentato parzialmente le lune, vaporizzando enormi quantità di ghiaccio e altri materiali volatili. Successivamente, tali materiali si sarebbero nuovamente accumulati sulle superfici dei corpi sopravvissuti.
Questo processo potrebbe spiegare una caratteristica ancora oggi osservabile su Miranda, una delle lune più misteriose di Urano. Gli studiosi evidenziano infatti che Miranda contiene circa il 50% di ghiaccio in più rispetto agli altri principali satelliti uraniani, una differenza che da tempo rappresenta un enigma per la comunità scientifica.
Quanti pianeti potrebbero essere stati realmente espulsi?
Nonostante i risultati siano molto promettenti, gli astronomi invitano alla prudenza.
Alcune simulazioni sono riuscite a ricostruire un Sistema Solare simile a quello attuale prevedendo l’espulsione di un solo pianeta ghiacciato supplementare. In questi casi, sia le lune di Giove sia quelle di Urano riuscivano a sopravvivere alla stessa fase di instabilità.
Questo significa che la questione resta ancora aperta. I pianeti perduti erano uno o due? Al momento non esiste una risposta definitiva.
Proprio per questo motivo saranno necessarie ulteriori simulazioni e nuovi dati osservativi per comprendere quale scenario rappresenti meglio ciò che accadde realmente oltre 4,5 miliardi di anni fa.
Che aspetto avevano questi mondi scomparsi?
Le informazioni disponibili sui pianeti espulsi sono inevitabilmente limitate, poiché nessuno di essi è sopravvissuto fino ai giorni nostri.
Tuttavia, i modelli consentono di stimarne la massa. Negli scenari con cinque pianeti giganti, il mondo perduto possedeva una massa simile a quella di Nettuno. Negli scenari con sei pianeti, invece, i due corpi aggiuntivi presentavano masse comprese tra quella della Terra e quella di Nettuno.
Per questo motivo vengono classificati come super Terre, una categoria di pianeti estremamente comune nei sistemi extrasolari osservati dagli astronomi.
Secondo gli autori dello studio, le loro caratteristiche fisiche probabilmente assomigliavano a quelle di Urano e Nettuno, con atmosfere dominate da idrogeno ed elio e grandi quantità di acqua, ammoniaca e metano sotto forma di ghiaccio.
Perché questa scoperta è importante per comprendere gli esopianeti?
L’interesse di questa ricerca va ben oltre la storia del nostro Sistema Solare.
Negli ultimi anni gli astronomi hanno scoperto migliaia di esopianeti, rivelando che le super Terre sono tra i mondi più comuni della Via Lattea. Paradossalmente, però, il Sistema Solare attuale non ne possiede nemmeno una.
Se queste super Terre fossero realmente esistite in passato, significherebbe che il Sistema Solare primordiale era molto più simile ai sistemi planetari osservati attorno ad altre stelle di quanto si pensasse finora.
La loro successiva espulsione potrebbe aver rappresentato uno degli eventi più importanti della storia del nostro quartiere cosmico, influenzando l’evoluzione dei pianeti giganti, delle loro lune e persino dell’assetto che osserviamo oggi.
Per questo motivo gli studiosi continueranno a concentrarsi soprattutto sulle lune di Urano, considerate un prezioso archivio naturale delle antiche collisioni e delle perturbazioni gravitazionali che hanno plasmato il Sistema Solare. Proprio questi satelliti potrebbero fornire le prove decisive dell’esistenza di pianeti perduti, espulsi miliardi di anni fa e oggi dispersi nell’immensità dello spazio interstellare.
Fonti scientifiche
- Icarus
- Clement M.S., Kaib N.A., Izidoro A., Deienno R. (2026), The Fragility of the Uranian Moons during the Giant Planet Instability.
- DOI: 10.1016/j.icarus.2026.117056