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Social vietati agli under 15: la Francia deve riscrivere la legge

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La Francia voleva vietare i social agli under 15 dal 1° settembre. Il Consiglio costituzionale ha bloccato la misura: ora Macron dovrà riscrivere la legge rispettando libertà di espressione e privacy. 🇫🇷📱

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Francia, il divieto dei social agli under 15 si ferma davanti alla Costituzione

La Francia aveva scelto di accelerare sulla protezione dei minori online, puntando su una misura destinata a diventare uno dei provvedimenti simbolo dell’ultima fase della presidenza di Emmanuel Macron: vietare l’accesso ai social network ai minori di 15 anni. Il progetto, approvato dal Parlamento francese a luglio e programmato per entrare in vigore il 1° settembre 2026, si è però fermato davanti al Consiglio costituzionale. L’alta istituzione francese ha infatti censurato l’articolo centrale della legge, ritenendo che il divieto generalizzato costituisse una limitazione sproporzionata della libertà di espressione e comunicazione dei minori. Una decisione che non cancella l’obiettivo politico di proteggere bambini e adolescenti dai rischi dell’ambiente digitale, ma costringe il governo a ripensare profondamente lo strumento con cui intende perseguirlo.

Perché il Consiglio costituzionale ha bocciato il divieto dei social agli under 15?

Il punto centrale della decisione non riguarda tanto la legittimità dell’obiettivo di proteggere i minori, quanto il modo scelto per raggiungerlo. Il Consiglio costituzionale riconosce infatti l’esistenza di una esigenza costituzionale di tutela dei minori, ma ha giudicato troppo ampia la formulazione della norma. Il divieto avrebbe interessato indistintamente i minori di 15 anni e una categoria molto estesa di servizi online, senza distinguere sufficientemente tra piattaforme, contenuti e livelli di rischio. Secondo i giudici, una simile impostazione poteva finire per includere anche servizi digitali per i quali non fossero dimostrati rischi comparabili per la salute o lo sviluppo dei minori. È proprio questa sproporzione, insieme alle conseguenze sulla libertà di comunicazione, ad aver determinato la censura dell’articolo.

La questione, peraltro, non era completamente inattesa. Già nei mesi precedenti il Consiglio di Stato francese aveva segnalato problemi di proporzionalità e aveva osservato come un divieto generale potesse risultare problematico quando applicato indistintamente a un numero molto elevato di servizi. L’organo consultivo aveva suggerito un approccio più mirato, concentrato sui servizi caratterizzati da specifici rischi per lo sviluppo fisico, mentale o morale dei minori.

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La Francia dovrà riscrivere il progetto di divieto dei social agli under 15 dopo la decisione del Consiglio costituzionale.

Cosa sarebbe successo dal 1° settembre 2026?

La legge prevedeva che dal 1° settembre 2026 i minori di 15 anni non potessero accedere ai servizi di social network interessati dalla normativa. I nuovi account sarebbero stati bloccati e, per quelli già esistenti, era previsto un periodo transitorio di quattro mesi prima della loro disattivazione. Il testo approvato dal Parlamento indicava tra i servizi interessati piattaforme come Instagram, TikTok, Facebook e Snapchat, pur prevedendo alcune esclusioni per servizi educativi, scientifici ed enciclopedici.

La decisione del Consiglio costituzionale rende però impossibile applicare quella disposizione nella forma originariamente prevista. Non significa che la Francia abbia rinunciato alla propria politica di tutela dei minori sul web: significa, piuttosto, che il divieto dovrà essere riscritto in modo compatibile con la Costituzione francese e con il quadro normativo europeo. Il presidente Macron ha chiesto al primo ministro Sébastien Lecornu di lavorare rapidamente a una nuova formulazione giuridicamente più solida.

Perché la verifica dell’età è diventata uno dei punti più delicati?

Un altro problema riguarda il sistema attraverso il quale le piattaforme dovrebbero stabilire quanti anni abbia effettivamente un utente. Per applicare un divieto dei social agli under 15, infatti, non basta stabilire una soglia anagrafica: occorre anche disporre di un sistema di verifica dell’età sufficientemente affidabile, ma allo stesso tempo rispettoso della privacy.

Il Consiglio costituzionale ha richiamato proprio questo equilibrio particolarmente delicato. Un sistema di controllo troppo invasivo potrebbe comportare conseguenze significative sulla vita privata e sulla protezione dei dati personali degli utenti. La Francia aveva già introdotto meccanismi di verifica dell’età in altri ambiti digitali, tra cui l’accesso ai contenuti pornografici, ma l’esperienza ha mostrato quanto sia complessa l’applicazione concreta delle regole: nelle ultime settimane l’autorità audiovisiva Arcom ha contestato a numerosi siti il mancato rispetto dei sistemi di controllo previsti.

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Emmanuel Macron aveva fatto della protezione dei minori online una priorità politica: ora il governo dovrà trovare un nuovo equilibrio tra sicurezza digitale, privacy e libertà di espressione.

Macron abbandonerà il progetto di limitare i social ai minori?

La risposta, almeno politicamente, è no. L’Eliseo ha ribadito che l’obiettivo di proteggere i minori dagli effetti nocivi dell’esposizione agli schermi e ai social network resta invariato. Macron aveva fatto della restrizione dell’accesso ai social uno dei punti centrali della propria strategia sulla protezione dell’infanzia digitale e aveva già sostenuto pubblicamente che il semplice controllo parentale non fosse sufficiente.

La decisione costituzionale rappresenta quindi soprattutto un ostacolo giuridico, non un cambio di direzione politica. Il governo dovrà trovare una formulazione più precisa, probabilmente distinguendo maggiormente tra piattaforme e livelli di rischio e tenendo conto delle regole dell’Unione europea. La sfida sarà trovare un equilibrio tra tutela dell’infanzia, libertà di comunicazione, privacy e responsabilità delle piattaforme tecnologiche.

La Francia è sola nella battaglia contro i social per i minori?

Al contrario, il progetto francese si inserisce in una tendenza internazionale sempre più evidente. Macron ha cercato negli ultimi mesi di trasformare la questione in una priorità europea, promuovendo un coordinamento tra diversi governi dell’Unione. Anche altri Paesi stanno valutando o adottando misure per limitare l’accesso dei minori ai social network, con approcci differenti e soglie di età non sempre coincidenti.

La Spagna, per esempio, ha annunciato l’intenzione di fissare a 16 anni il limite per l’accesso ai social network, mentre altri Paesi europei stanno discutendo sistemi di verifica dell’età, restrizioni specifiche o forme rafforzate di responsabilità delle piattaforme. Il dibattito è quindi destinato a proseguire ben oltre la decisione francese.

La vera partita che si apre ora non riguarda soltanto la Francia. Il caso francese dimostra quanto sia complesso trasformare una preoccupazione condivisa — proteggere bambini e adolescenti dai rischi dell’ambiente digitale — in una legge che sia allo stesso tempo efficace, proporzionata e compatibile con i diritti fondamentali. Il Parlamento aveva scelto una linea netta: vietare l’accesso ai social sotto i 15 anni. Il Consiglio costituzionale ha imposto un principio altrettanto netto: la protezione dei minori non può tradursi in una restrizione indiscriminata delle libertà. Ora toccherà al governo francese trovare il punto di equilibrio tra queste due esigenze, mentre tutta l’Europa osserva il risultato.