
La Francia compie un passo destinato a incidere profondamente sul dibattito europeo riguardo alla tutela dei minori nell’ambiente digitale. Il Parlamento francese ha infatti approvato in via definitiva una legge che proibisce l’accesso ai social network ai minori di 15 anni, trasformando il Paese nel primo Stato dell’Unione Europea ad adottare una misura così estesa e nel secondo al mondo, dopo l’Australia, a introdurre un divieto sancito per legge. La decisione rappresenta uno dei provvedimenti simbolo del secondo mandato del presidente Emmanuel Macron, che negli ultimi mesi ha fatto della protezione dei giovani dagli effetti delle piattaforme digitali una delle priorità della propria agenda politica.
L’approvazione parlamentare è arrivata con un ampio consenso. Dopo il via libera del Senato, dove il testo è stato sostenuto da 243 senatori contro appena 2 contrari, anche l’Assemblea Nazionale ha confermato la legge con 279 voti favorevoli e 81 contrari, consolidando un orientamento politico trasversale che riflette una crescente preoccupazione per l’impatto delle piattaforme social sulla salute mentale, sul benessere psicologico e sullo sviluppo dei più giovani. La normativa si inserisce inoltre in un contesto internazionale caratterizzato da iniziative analoghe nel Regno Unito, in Spagna, in Grecia e in altri Paesi europei che stanno valutando limiti sempre più stringenti all’utilizzo dei servizi digitali da parte dei minori.

Alla base della nuova legge vi è la convinzione, sostenuta da numerosi studi scientifici e da un crescente consenso politico, che l’utilizzo precoce dei social network possa favorire fenomeni di dipendenza digitale, ansia, isolamento sociale, esposizione a contenuti inappropriati e manipolazione algoritmica. Negli ultimi anni il governo francese ha più volte espresso la volontà di limitare il tempo trascorso davanti agli schermi e di rafforzare gli strumenti di protezione dell’infanzia nel contesto digitale.
Pochi minuti dopo l’approvazione definitiva della legge, Emmanuel Macron ha celebrato il voto con un messaggio pubblicato sui propri canali social, definendo il provvedimento un momento storico: “La Francia apre la strada in Europa per proteggere i nostri bambini e i nostri adolescenti”, ricordando come questa riforma rappresentasse uno degli impegni assunti durante il suo mandato. Il presidente ha inoltre ribadito che “le menti dei nostri figli non sono in vendita”, sottolineando la necessità di evitare che lo sviluppo delle nuove generazioni venga condizionato dagli algoritmi delle grandi piattaforme digitali internazionali.
Come entrerà in vigore il divieto?
L’applicazione della legge seguirà un calendario progressivo studiato per consentire alle piattaforme di predisporre gli strumenti necessari alla verifica dell’età degli utenti. Dal 1° settembre 2026, in coincidenza con l’inizio del nuovo anno scolastico, i minori di 15 anni non potranno più creare nuovi account sui social network rientranti nella definizione prevista dalla normativa.
Per gli account già esistenti è stato previsto un periodo transitorio. Le piattaforme avranno infatti alcuni mesi di tempo per identificare gli utenti interessati e procedere alla chiusura dei profili che appartengono a minori di 15 anni, con un’attuazione completa prevista entro gennaio 2027. Secondo la ministra delegata al Digitale Anne Le Hénanff, il calendario è realistico perché esistono già sistemi di verifica dell’età, mentre altre tecnologie sono attualmente in fase di sviluppo. La responsabilità dell’intero processo ricadrà esclusivamente sulle aziende proprietarie delle piattaforme.

Quali piattaforme saranno interessate dalla nuova normativa?
Uno degli aspetti più discussi riguarda proprio il perimetro di applicazione della legge. Il testo non contiene un elenco esplicito dei social network interessati, preferendo richiamare le definizioni di “piattaforma online” e di “servizio di rete sociale online” già presenti nella legislazione europea. Questa scelta lascia inevitabilmente spazio a diverse interpretazioni.
È praticamente certo che servizi come TikTok, Instagram e Snapchat saranno pienamente soggetti al divieto, essendo piattaforme costruite principalmente sull’interazione sociale e sulla condivisione di contenuti. Rimangono invece aperti numerosi interrogativi riguardo a servizi con caratteristiche ibride come YouTube, WhatsApp, Reddit oppure videogiochi online dotati di funzionalità social, tra cui Roblox.
Secondo quanto spiegato dalla deputata Laure Miller, tra le principali promotrici della legge, in alcuni casi solo specifiche funzionalità saranno soggette alla verifica dell’età. Ad esempio, su YouTube potrebbero essere limitate le funzioni di pubblicazione e interazione sociale, mentre su WhatsApp il controllo potrebbe riguardare esclusivamente l’accesso ai canali pubblici, lasciando invece disponibili altre modalità di utilizzo dell’applicazione.
Sono invece esclusi esplicitamente dal provvedimento alcuni servizi considerati di interesse pubblico o educativo, tra cui Wikipedia, le enciclopedie online, i progetti open source, le piattaforme dedicate allo sviluppo del software libero e altri portali con finalità esclusivamente didattiche o scientifiche.
Come verrà verificata l’età degli utenti?
Il nodo più delicato della riforma riguarda proprio il sistema di verifica dell’età. La legge non introduce un’infrastruttura pubblica centralizzata, ma attribuisce alle piattaforme l’intera responsabilità di controllare l’età dei propri utenti e impedire l’accesso ai minori di 15 anni.
Questo aspetto ha alimentato numerose critiche durante il dibattito parlamentare. Diversi esponenti dell’opposizione ritengono che i tempi di attuazione siano estremamente ambiziosi, soprattutto considerando la complessità tecnica dei sistemi necessari per effettuare controlli affidabili senza compromettere la privacy degli utenti.
La senatrice ecologista Mathilde Ollivier ha contestato apertamente la sostenibilità del progetto, domandandosi come sia possibile rendere operativo un sistema tanto complesso nel giro di poche settimane e mettendo in dubbio l’effettiva capacità delle piattaforme di effettuare verifiche efficaci.
Anche il settore tecnologico ha espresso riserve. Meta, proprietaria di Facebook e Instagram, ha evidenziato che chiedere agli utenti di inviare documenti d’identità separatamente per ogni applicazione potrebbe comportare significativi rischi per la tutela della privacy. L’azienda propone invece un approccio alternativo, affidando la verifica dell’età direttamente ai sistemi operativi degli smartphone, così da evitare la moltiplicazione dei controlli su ciascuna piattaforma.
La legge francese potrebbe influenzare il resto dell’Europa?
Il provvedimento francese non rappresenta un’iniziativa isolata, ma si inserisce in un percorso molto più ampio che coinvolge l’intera Unione Europea. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha già annunciato la presentazione di nuove proposte legislative finalizzate a introdurre un accesso progressivo ai social network in funzione dell’età, con regole armonizzate per tutti gli Stati membri.
Parallelamente, un gruppo di esperti incaricato dalla Commissione ha raccomandato di vietare l’accesso ai social network ai minori di 13 anni, estendendo le future misure anche agli assistenti basati sull’intelligenza artificiale, considerati sempre più centrali nell’esperienza digitale delle nuove generazioni.
Anche altri governi stanno accelerando su questo fronte. La Spagna ha annunciato l’intenzione di introdurre un limite di 16 anni per l’accesso ai social, aderendo alla cosiddetta Coalizione dei Digitalmente Volenterosi, che comprende anche Germania, Grecia, Norvegia e Italia. Il Regno Unito, dal canto suo, ha già approvato una normativa destinata a entrare in vigore all’inizio del 2027.
Nonostante il largo consenso politico ottenuto in Parlamento, la legge francese potrebbe comunque affrontare nuovi passaggi istituzionali. Alcuni gruppi parlamentari stanno infatti valutando un ricorso davanti al Consiglio Costituzionale, ritenendo necessario chiarire meglio l’ambito di applicazione della norma e verificarne la piena compatibilità sia con la Costituzione francese sia con il quadro normativo europeo. Al tempo stesso resta aperta la questione più concreta: la reale efficacia dei sistemi di verifica dell’età, elemento decisivo per capire se quello francese diventerà un modello replicabile in tutta Europa oppure un esperimento destinato a essere corretto nei prossimi anni.