Skip to content

Fulvio Lucisano è morto a 98 anni: i film e l’eredità nel cinema italiano

il

È morto a 98 anni Fulvio Lucisano, figura storica del cinema italiano. Da Massimo Troisi a Fausto Brizzi, una carriera lunga oltre 70 anni tra intuizioni, talenti e film rimasti nella memoria del pubblico. 🎬🇮🇹

fulvio lucisano massimo troisi produzione cinema

Fulvio Lucisano è morto a 98 anni: addio al produttore che ha attraversato oltre settant’anni di cinema italiano

La notizia è arrivata oggi, 18 agosto 2026, e segna la fine di una delle carriere più longeve e significative della storia del cinema italiano. È morto a Roma, all’età di 98 anni, Fulvio Lucisano, decano dei produttori cinematografici italiani e protagonista di oltre settant’anni di trasformazioni dell’industria audiovisiva nazionale. La notizia è stata diffusa dalla figlia Paola attraverso i social.

Nato a Roma il 1° agosto 1928, Lucisano aveva appena festeggiato il suo novantottesimo compleanno. Alle sue spalle lascia una carriera costruita attraverso generazioni di attori, registi e autori, ma soprattutto un modello imprenditoriale capace di tenere insieme cinema popolare, ricerca, televisione, distribuzione e attenzione costante al pubblico. A raccoglierne oggi l’eredità professionale sono le figlie Federica e Paola Lucisano, da tempo impegnate nella gestione delle attività di famiglia.

Chi era Fulvio Lucisano e perché ha segnato la storia del cinema italiano?

Raccontare Fulvio Lucisano significa attraversare una parte considerevole della storia culturale e industriale dell’Italia del dopoguerra. La sua esperienza nel cinema era iniziata molto prima che diventasse uno dei produttori più riconoscibili del Paese. Nel 1949 partecipò alla realizzazione di Anno Santo, documentario dedicato al Giubileo del 1950, e l’anno successivo iniziò a collaborare con l’Istituto Luce.

Parallelamente agli studi universitari, conclusi con la laurea in Giurisprudenza alla Sapienza, Lucisano sviluppò una lunga esperienza nella produzione documentaristica, arrivando a realizzare circa 300 lavori in proprio e per la Documento Film. Era un percorso ancora lontano dalle grandi produzioni cinematografiche, ma già rivelatore di una caratteristica che avrebbe accompagnato tutta la sua vita professionale: la capacità di comprendere il valore delle immagini non soltanto come espressione artistica, ma anche come strumento per raccontare e interpretare una società in continuo cambiamento.

fulvio lucisano italian international film eredita
Fulvio Lucisano, decano dei produttori italiani, ha attraversato oltre settant’anni di cinema, accompagnando generazioni di registi, attori e autori.

Quando è nata la Italian International Film di Fulvio Lucisano?

Il passaggio decisivo arrivò nel 1955, con la produzione del primo lungometraggio, I quattro del getto tonante. Tre anni più tardi, nel 1958, Lucisano fondò la Italian International Film (IIF), destinata a diventare una delle realtà più longeve della produzione e distribuzione cinematografica italiana. La società sarebbe cresciuta insieme al cinema nazionale, attraversando stagioni profondamente differenti e ampliando progressivamente il proprio raggio d’azione anche alla televisione e alla distribuzione.

Nel corso dei decenni, la IIF ha prodotto e distribuito opere appartenenti a generi molto diversi, dimostrando la capacità del suo fondatore di non legarsi a una sola idea di cinema e, soprattutto, di riconoscere il potenziale di nuovi linguaggi e nuovi talenti.

Quali sono i film più importanti prodotti da Fulvio Lucisano?

La filmografia legata a Lucisano racconta meglio di qualsiasi definizione la varietà della sua esperienza. Il produttore ha accompagnato la commedia italiana e il cinema d’autore, lavorando con protagonisti come Alberto Sordi, Massimo Troisi, Francesca Archibugi e Fausto Brizzi. Tra i titoli che hanno lasciato un segno particolare figurano Ricomincio da tre, Il grande cocomero, Notte prima degli esami ed Ex, insieme a numerose commedie popolari diventate parte dell’immaginario collettivo italiano.

La sua carriera non si è però limitata ai film più conosciuti dal grande pubblico: il catalogo costruito nel tempo testimonia una produzione estremamente ampia, capace di passare dal cinema di genere alle opere d’autore e dalle grandi personalità della commedia alle nuove generazioni di registi.

Perché Massimo Troisi rappresenta uno dei capitoli più importanti della carriera di Lucisano?

Tra le intuizioni che hanno maggiormente definito il suo percorso c’è la scelta di credere nel giovane Massimo Troisi. Nel 1981, Lucisano sostenne Ricomincio da tre, esordio di Troisi alla regia e film destinato a diventare uno dei simboli del rinnovamento della commedia italiana. La pellicola contribuì a trasformare Troisi da popolare artista televisivo a protagonista assoluto del cinema nazionale, dimostrando quanto il ruolo del produttore possa essere decisivo quando significa riconoscere un talento prima che sia diventato una certezza.

Decenni più tardi, un’operazione analoga sarebbe stata compiuta con Fausto Brizzi, al quale Lucisano affidò Notte prima degli esami, uno dei grandi successi della commedia italiana degli anni Duemila. È proprio in questo rapporto con i talenti emergenti che emerge forse il tratto più distintivo del suo mestiere: non limitarsi a finanziare un film, ma individuare persone e storie nelle quali investire prima che il mercato ne abbia già decretato il valore.

Quale ruolo ha avuto Lucisano nell’industria cinematografica italiana?

Il suo peso non si è fermato alla produzione. Lucisano ha ricoperto anche incarichi istituzionali di rilievo, diventando presidente dell’ANICA dal 1998 al 2001, in una fase nella quale il settore audiovisivo italiano affrontava importanti trasformazioni. Nel 2005, la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia gli dedicò un omaggio alla carriera, mentre nel 2007 arrivò il titolo di Cavaliere del Lavoro.

Nel 2009, il David di Donatello alla carriera celebrò i suoi cinquant’anni come produttore. Sono riconoscimenti importanti, ma la dimensione della sua eredità va oltre i premi: Lucisano apparteneva a una generazione di imprenditori cinematografici che hanno costruito nel tempo rapporti duraturi con autori, interpreti e pubblico, contribuendo a trasformare il cinema anche in una vera industria culturale.

fulvio lucisano morto 98 anni cinema italiano
Da Ricomincio da tre a Notte prima degli esami, Fulvio Lucisano ha costruito una carriera fondata sulla capacità di riconoscere talenti e storie capaci di parlare al pubblico.

Cosa resta oggi dell’eredità di Fulvio Lucisano?

La scomparsa di Lucisano arriva al termine di una vita professionale quasi irripetibile per durata e continuità. Oltre settant’anni di cinema significano aver attraversato il dopoguerra, la grande stagione del cinema italiano, la trasformazione della commedia, l’affermazione della televisione commerciale, l’evoluzione della distribuzione e l’ingresso nell’era contemporanea dell’audiovisivo.

In questo percorso, la sua idea di produzione è rimasta legata alla capacità di combinare intuito imprenditoriale e sensibilità per le storie. Non è casuale che il ministro della Cultura Alessandro Giuli abbia definito il suo approccio un «cinema sartoriale», costruito con cura e profondamente legato all’identità italiana.

Come è stato ricordato Fulvio Lucisano dalle istituzioni e dal mondo della cultura?

Il cordoglio ha coinvolto rapidamente istituzioni e personalità della politica e della cultura. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha ricordato Lucisano come una figura centrale per la crescita del cinema italiano, sottolineandone la capacità di valorizzare talenti e storie. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha parlato di uno dei grandi artefici del cinema italiano, mentre la sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni ha evidenziato la sua capacità di attraversare generi e generazioni, lasciando un’eredità destinata a proseguire attraverso le figlie Federica e Paola.

Anche Maurizio Gasparri ha sottolineato il ruolo avuto da Lucisano nella crescita di attori, registi e professionisti dell’intero settore. L’ex ministro della Cultura Francesco Rutelli, infine, lo ha ricordato come un instancabile scopritore di talenti, imprenditore e sognatore, evidenziando come il suo patrimonio professionale continui oggi attraverso le figlie.

La morte di Fulvio Lucisano lascia dunque un vuoto che non riguarda soltanto una singola casa di produzione, ma una precisa stagione della cultura italiana. La sua storia coincide con quella di un cinema capace di cambiare pelle senza interrompere il rapporto con il pubblico, e la sua eredità più significativa potrebbe essere proprio questa: aver trasformato la produzione cinematografica in un mestiere fatto di visione, rischio, intuizione e capacità di riconoscere il talento. Oggi quella storia passa alle nuove generazioni della famiglia Lucisano, mentre resta nelle sale, nei cataloghi e nella memoria degli spettatori un pezzo importante dell’Italia raccontata attraverso il cinema.