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Infantino sotto assedio: la crisi che può cambiare per sempre il futuro della FIFA

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⚽ Infantino è davvero vicino all'addio? Tra sfiducia, scontri politici e candidature eccellenti, la FIFA vive una delle crisi più profonde della sua storia. Scopri cosa sta cambiando nel governo del calcio mondiale.

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Infantino rischia la sfiducia: perché la FIFA è a un punto di svolta

Il terremoto che sta attraversando la FIFA rischia di trasformarsi nella più grave crisi istituzionale della storia moderna del calcio mondiale. Quella che fino a poche settimane fa sembrava una leadership inattaccabile oggi appare improvvisamente vulnerabile, mentre attorno al presidente Gianni Infantino (56 anni) cresce un fronte internazionale sempre più compatto.

Al centro dello scontro non c’è soltanto un progetto economico particolarmente controverso, ma una diversa visione del futuro del governo del calcio, della gestione delle competizioni e dell’equilibrio tra interessi commerciali e autonomia sportiva. La proposta di aprire ai fondi di private equity una quota dei diritti economici della Coppa del Mondo ha infatti provocato una reazione senza precedenti da parte di numerose federazioni e delle principali confederazioni continentali, aprendo scenari che fino a poco tempo fa sarebbero sembrati impensabili.

Perché il progetto di Infantino ha provocato una rivolta internazionale?

La miccia della crisi è stata l’idea, sostenuta dalla presidenza FIFA, di cedere circa il 20% dei diritti economici della Coppa del Mondo attraverso la controllata FIFA Forward Enterprise, in un’operazione dal valore stimato di 3,65 miliardi di euro. L’obiettivo dichiarato era quello di reperire nuove risorse finanziarie da redistribuire alle federazioni affiliate e sostenere ulteriormente lo sviluppo del calcio mondiale. Tuttavia, il progetto è stato interpretato da numerosi dirigenti come un pericoloso precedente capace di aprire la governance della FIFA agli interessi della finanza privata, riducendo nel tempo il controllo diretto dell’organizzazione sul proprio patrimonio più prezioso.

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La presidenza di Gianni Infantino attraversa il momento più difficile degli ultimi anni: tra sfiducia, tensioni politiche e nuove candidature, la FIFA affronta una svolta decisiva.

La reazione non si è fatta attendere. UEFA, Concacaf e successivamente anche altri soggetti influenti del panorama calcistico hanno espresso una netta opposizione, giudicando il piano incompatibile con una gestione indipendente dell’istituzione. Le critiche provenienti dagli sponsor e dalle principali realtà del calcio internazionale hanno ulteriormente aumentato la pressione politica, fino a spingere la FIFA ad accantonare definitivamente il progetto. La retromarcia, tuttavia, non è bastata a ricucire rapporti ormai profondamente deteriorati.

Come funziona davvero una possibile mozione di sfiducia contro il presidente FIFA?

L’ipotesi che fino a pochi giorni fa sembrava pura fantapolitica sportiva oggi viene considerata uno scenario concretamente previsto dallo statuto della federazione. Qualora almeno un quinto delle 211 federazioni affiliate presentasse una richiesta formale, il Consiglio FIFA, composto da 37 membri, sarebbe obbligato a convocare un Congresso straordinario.

Sotto il profilo numerico, il percorso appare meno complesso di quanto si possa immaginare. La sola UEFA, che rappresenta 55 federazioni, possiede già un numero sufficiente di membri per richiedere formalmente la convocazione del Congresso. Successivamente, un’eventuale mozione di sfiducia dovrebbe ottenere la maggioranza semplice, pari ad almeno 106 voti.

È proprio su questo terreno che la posizione di Infantino appare oggi molto più fragile rispetto al passato. Le confederazioni che hanno manifestato il maggiore dissenso, ovvero UEFA, AFC e Concacaf, rappresentano complessivamente 143 voti, un numero superiore alla soglia necessaria per approvare una sfiducia. Naturalmente il dato teorico non equivale automaticamente a un risultato politico, ma fotografa con chiarezza come gli equilibri interni possano cambiare rapidamente qualora il malcontento dovesse consolidarsi.

Quale peso hanno avuto le rivelazioni economiche sul presidente della FIFA?

A rendere ancora più delicata la situazione sono intervenute anche le indiscrezioni relative alla remunerazione del presidente della FIFA. Sebbene Gianni Infantino abbia più volte ribadito di non avere alcun interesse personale nell’operazione contestata, un’inchiesta pubblicata dal Times ha riportato l’ipotesi di un compenso che potrebbe arrivare fino a 30 milioni di euro annui, bonus inclusi, una cifra enormemente superiore rispetto ai circa 3 milioni di euro attribuiti all’attuale trattamento economico.

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Il progetto sui diritti della Coppa del Mondo ha aperto una crisi senza precedenti nella FIFA. Ecco perché il futuro della governance del calcio mondiale è improvvisamente in discussione.

Le ricostruzioni giornalistiche hanno inevitabilmente alimentato il dibattito pubblico, rafforzando le richieste di maggiore trasparenza nella gestione dell’organizzazione. Pur non rappresentando una prova diretta di irregolarità, tali informazioni hanno contribuito a deteriorare ulteriormente il clima politico all’interno della FIFA, già segnato dalle polemiche sulla gestione del progetto finanziario.

Le elezioni del 2027 possono cambiare gli equilibri della FIFA?

Anche qualora la mozione di sfiducia non dovesse concretizzarsi, il futuro della presidenza FIFA appare oggi molto meno scontato rispetto a pochi mesi fa. Le elezioni previste nell’aprile 2027, inizialmente considerate una semplice formalità per il terzo mandato di Infantino, potrebbero trasformarsi in una delle consultazioni più combattute degli ultimi decenni.

Tra i nomi che circolano con maggiore insistenza emerge quello di Aleksander Ceferin, presidente della UEFA e principale antagonista politico dell’attuale numero uno della FIFA. Una sua eventuale candidatura rappresenterebbe una sfida diretta tra due modelli profondamente diversi di gestione del calcio internazionale.

Parallelamente prende quota anche il profilo di Arsène Wenger, attuale responsabile dello sviluppo globale del calcio della FIFA. La sua candidatura verrebbe invece interpretata come un segnale di continuità con l’attuale governance, considerando il rapporto di collaborazione costruito negli ultimi anni con Infantino.

Tra i possibili protagonisti figura inoltre Victor Montagliani, presidente della Concacaf, il cui nome viene indicato da diversi osservatori come una possibile figura di mediazione tra le diverse anime del calcio mondiale. Le candidature potranno essere presentate fino al 16 novembre 2026, lasciando ancora diversi mesi durante i quali gli equilibri politici potrebbero cambiare sensibilmente.

La FIFA è davvero arrivata al momento più delicato della sua storia recente?

Le vicende delle ultime settimane dimostrano come il dibattito non riguardi esclusivamente la permanenza di Gianni Infantino, ma investa il ruolo stesso della FIFA nel panorama sportivo internazionale. Da una parte si confronta una visione orientata a una crescente valorizzazione economica degli asset del calcio mondiale; dall’altra emerge la volontà di preservare un modello di governance percepito come maggiormente indipendente dagli interessi finanziari.

La rinuncia al progetto sui diritti della Coppa del Mondo ha evitato un ulteriore irrigidimento dello scontro, ma non ha cancellato le profonde fratture politiche emerse tra le principali confederazioni. Nei prossimi mesi sarà proprio la capacità della FIFA di ricostruire consenso attorno alla propria leadership a determinare se questa crisi rappresenterà soltanto una fase di forte tensione oppure l’inizio di una nuova stagione destinata a ridisegnare gli equilibri del calcio internazionale.