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Intelligenza artificiale, l’avvertimento di Anthropic al Vaticano

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L’intelligenza artificiale può cambiare lavoro, società e persino il modo in cui comprendiamo noi stessi. Dal Vaticano arriva un confronto che va oltre la tecnologia 🤖📖

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Perché uno dei fondatori di Anthropic è intervenuto davanti al Papa e ai cardinali?

Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è passata dall’essere un tema strettamente tecnologico a una questione che coinvolge economia, società, etica e persino religione. Ciò che fino a pochi anni fa sembrava materia esclusiva per ingegneri e programmatori oggi riguarda governi, istituzioni e cittadini.

Un episodio recente ha reso evidente questo cambiamento. Chris Olah, cofondatore di Anthropic e responsabile della ricerca della società che sviluppa Claude, uno dei chatbot più avanzati al mondo, è intervenuto in Vaticano accanto a Papa Leone XIV durante la presentazione del primo grande documento ufficiale della Chiesa cattolica dedicato all’intelligenza artificiale.

L’incontro ha assunto un significato particolare perché il messaggio lanciato da Olah non si è concentrato sulla potenza della tecnologia, ma sulle sue possibili conseguenze umane e sociali. Secondo il ricercatore, la trasformazione generata dalla AI generativa potrebbe portare a cambiamenti molto più profondi di quelli osservati durante precedenti rivoluzioni tecnologiche.

L’intelligenza artificiale potrebbe davvero sostituire milioni di lavoratori?

Uno dei passaggi più discussi del suo intervento riguarda il futuro del lavoro. Olah ha dichiarato che una perdita su larga scala di posti di lavoro causata dall’intelligenza artificiale rappresenta una possibilità concreta e non un semplice scenario teorico.

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AI, lavoro e sicurezza: nuove domande emergono mentre i ricercatori studiano cosa accade dentro i modelli.

Nel corso della storia l’innovazione tecnologica ha spesso modificato il mercato occupazionale. L’automazione industriale, i computer e Internet hanno eliminato alcune professioni creando però nuove opportunità. L’incognita dell’attuale rivoluzione tecnologica riguarda soprattutto la velocità del cambiamento.

La AI avanzata non automatizza soltanto compiti fisici o ripetitivi, ma può intervenire in attività creative, amministrative e cognitive che fino a poco tempo fa sembravano riservate esclusivamente agli esseri umani. Secondo Olah, se dovesse verificarsi un importante spostamento occupazionale, sostenere i lavoratori coinvolti diventerebbe un obbligo morale di proporzioni storiche. Non si tratterebbe soltanto di un problema economico, ma di una questione che coinvolgerebbe dignità, inclusione sociale e qualità della vita.

Perché i ricercatori chiedono supervisione esterna sullo sviluppo della AI?

Durante il suo intervento, Olah ha ammesso che anche i principali laboratori di sviluppo della intelligenza artificiale operano sotto pressioni molto forti. Tra queste ci sono interessi commerciali, competizione internazionale, dinamiche geopolitiche, ambizioni personali e pressione degli investitori.

Secondo il ricercatore, queste forze possono talvolta entrare in conflitto con ciò che sarebbe realmente nell’interesse della società. Per questo motivo ha sostenuto che le decisioni sul futuro della tecnologia non dovrebbero essere lasciate esclusivamente alle aziende del settore.

L’idea proposta è quella di una supervisione più ampia che coinvolga governi, comunità scientifica, società civile, filosofi e istituzioni religiose. La convinzione di fondo è che nessun ricercatore, per quanto competente o animato da buone intenzioni, possa considerarsi completamente immune ai meccanismi economici e politici che influenzano il settore.

Cosa hanno scoperto i ricercatori dentro i sistemi di intelligenza artificiale?

Uno degli aspetti più sorprendenti riguarda il lavoro svolto dal team di ricerca guidato da Olah nel campo dell’interpretabilità. L’interpretabilità rappresenta un’area relativamente giovane che cerca di comprendere cosa avvenga realmente all’interno dei grandi modelli linguistici.

L’obiettivo è rispondere a una domanda fondamentale: perché un sistema prende determinate decisioni?

Secondo le ricerche pubblicate da Anthropic, gli studiosi avrebbero identificato circa 171 differenti concetti emotivi presenti nelle strutture interne di Claude. Tra questi comparirebbero configurazioni associate a gioia, paura, soddisfazione, tristezza, calma, inquietudine e disperazione.

La caratteristica più sorprendente è che questi schemi non sarebbero stati inseriti direttamente dagli sviluppatori. Sarebbero invece emersi spontaneamente durante l’addestramento del sistema attraverso enormi quantità di testi prodotti dagli esseri umani.

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Chris Olah di Anthropic in Vaticano: il dibattito sull’intelligenza artificiale si sposta oltre la tecnologia.

I sistemi AI stanno sviluppando una forma di introspezione?

Secondo quanto riportato dai ricercatori, emergerebbero anche elementi che sembrano suggerire processi assimilabili a forme di auto-riflessione.

Questo non significa che un chatbot stia sviluppando coscienza o sentimenti reali. Gli esperti sottolineano che i modelli lavorano attraverso strutture matematiche e correlazioni statistiche estremamente complesse. Tuttavia, alcune dinamiche osservate stanno attirando grande attenzione.

Olah ha affermato che i ricercatori continuano a trovare elementi “misteriosi e persino inquietanti” all’interno dei sistemi. Alcune strutture interne sembrerebbero organizzarsi in modo sorprendentemente simile alle classificazioni delle emozioni utilizzate negli studi psicologici.

Ad esempio, concetti associati alla paura tenderebbero a collocarsi vicino ad ansia e preoccupazione, mentre la gioia mostrerebbe connessioni con entusiasmo e soddisfazione. Questi risultati stanno alimentando un dibattito crescente sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale e sulla necessità di comprendere meglio il funzionamento dei sistemi prima della loro diffusione su larga scala.

Perché Olah sostiene che i sistemi AI siano “costruiti con le nostre parole”?

Uno dei passaggi più significativi del suo intervento riguarda il modo in cui vengono interpretati i moderni sistemi di AI generativa.

Olah ha spiegato che queste tecnologie non assomigliano a strumenti tradizionali come ponti, automobili o aeroplani, progettati in ogni dettaglio dagli esseri umani. Secondo la sua visione, i modelli di intelligenza artificiale vengono piuttosto “coltivati” a partire dall’enorme patrimonio costituito dal linguaggio umano.

Sono alimentati da libri, articoli, conversazioni e testi prodotti da milioni di persone. Per questa ragione, secondo il ricercatore, non si tratta di sistemi freddi e puramente meccanici. In un certo senso riflettono la cultura, i pensieri, i valori e anche le contraddizioni della società che li ha generati.

Come potrebbero cambiare gli equilibri globali con l’AI?

Un altro tema affrontato riguarda la distribuzione dei benefici economici della tecnologia. Secondo Olah, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale avanzata risulta oggi concentrato in un numero limitato di nazioni ricche e grandi aziende tecnologiche.

La preoccupazione è che i vantaggi derivanti dalla crescita della produttività possano restare nelle mani di pochi attori economici, aumentando ulteriormente le disuguaglianze globali. Il rischio, secondo questa visione, non riguarda soltanto la sostituzione di posti di lavoro, ma anche una possibile concentrazione di potere, dati e risorse.

Ed è probabilmente proprio questa una delle questioni che oggi attraversano laboratori tecnologici, università e istituzioni internazionali: capire non solo cosa l’intelligenza artificiale sarà in grado di fare, ma anche quale tipo di società contribuirà a costruire nei prossimi anni.