Skip to content

Il lavoro remoto sta cambiando le assunzioni: perché i giovani laureati trovano più difficoltà a entrare nel mercato

il

Per anni si è pensato che fosse l’intelligenza artificiale a frenare le opportunità per i neolaureati. Un nuovo studio rivela invece un fattore molto diverso che potrebbe influenzare le assunzioni 📊💼

mercato lavoro neolaureati studio

Il lavoro da remoto penalizza i neolaureati? Lo studio che ridimensiona il ruolo dell’intelligenza artificiale

Negli ultimi anni il dibattito sul futuro del lavoro si è concentrato soprattutto sull’impatto dell’intelligenza artificiale. Molti giovani laureati temono che strumenti sempre più avanzati possano ridurre le opportunità professionali nei settori amministrativi, tecnologici e creativi. Tuttavia, una recente ricerca della Federal Reserve Bank di New York suggerisce che una delle cause principali dell’aumento della disoccupazione giovanile potrebbe essere un’altra: la diffusione del lavoro remoto.

Secondo lo studio, la crescente adozione dello smart working avrebbe modificato le strategie di assunzione delle aziende, rendendo più difficile l’ingresso nel mercato del lavoro per i candidati con poca o nessuna esperienza professionale. Un fenomeno che, almeno in parte, spiegherebbe il peggioramento delle prospettive occupazionali per molti giovani laureati.

lavoro remoto giovani laureati
Il lavoro remoto sta trasformando il mercato del lavoro e le opportunità per i giovani laureati alle prime esperienze professionali.

Perché la disoccupazione tra i giovani laureati è aumentata negli ultimi anni?

I dati raccolti dalla Federal Reserve Bank di New York mostrano un aumento significativo della disoccupazione tra i laureati di età compresa tra 22 e 27 anni. Nel 2024 il tasso ha raggiunto il 5,8%, il livello più elevato registrato al di fuori del periodo pandemico dal 2012.

Anche considerando una fascia più ampia, quella degli under 29 con una laurea, la situazione evidenzia un peggioramento rispetto agli anni precedenti alla pandemia. Tra il 2022 e il 2025 il tasso medio di disoccupazione si è attestato intorno al 3,7%, circa il 20% in più rispetto al periodo precedente al Covid-19.

Questi numeri hanno alimentato interrogativi sulle reali cause della difficoltà di inserimento lavorativo delle nuove generazioni. Se molti osservatori hanno puntato il dito contro l’avanzata dell’IA, i ricercatori hanno individuato nel cambiamento dell’organizzazione del lavoro un fattore potenzialmente più rilevante.

In che modo il lavoro remoto influenza le assunzioni dei neolaureati?

La ricerca, guidata dall’economista Natalia Emanuel, ha confrontato professioni che possono essere svolte a distanza con altre che richiedono una presenza fisica costante.

Tra le occupazioni considerate “remotizzabili”, come lo sviluppo software, il marketing digitale o alcune attività amministrative, il tasso di disoccupazione dei giovani laureati è aumentato di circa un punto percentuale rispetto al periodo precedente alla pandemia.

Al contrario, nei settori che richiedono una presenza sul luogo di lavoro, come l’assistenza sanitaria, l’infermieristica o molte attività operative, il divario occupazionale tra giovani e lavoratori più esperti è rimasto decisamente più contenuto.

Secondo gli autori dello studio, il motivo è legato alle difficoltà di formazione e affiancamento dei nuovi assunti quando i team operano in modo distribuito. Le aziende tendono quindi a privilegiare candidati già esperti, capaci di lavorare in autonomia fin dai primi giorni.

disoccupazione giovanile lavoro remoto
Uno studio internazionale analizza il rapporto tra smart working, assunzioni e disoccupazione giovanile dopo la pandemia.

Perché le aziende preferiscono assumere lavoratori esperti nei team da remoto?

Uno degli aspetti più interessanti emersi dall’indagine riguarda il valore della formazione informale sul posto di lavoro.

Molte competenze professionali non vengono apprese esclusivamente attraverso corsi o manuali. Una parte importante della crescita avviene osservando colleghi più esperti, partecipando a riunioni, ricevendo feedback immediati e risolvendo problemi quotidiani all’interno dell’ambiente lavorativo.

Quando il lavoro si svolge prevalentemente online, questo processo diventa più complesso. Le occasioni di apprendimento spontaneo diminuiscono e la trasmissione delle competenze richiede maggiori risorse organizzative.

Per questo motivo numerose aziende sembrano considerare meno conveniente assumere persone appena entrate nel mercato del lavoro, preferendo professionisti che necessitano di un supporto inferiore e possono contribuire rapidamente ai risultati aziendali.

Il lavoro remoto pesa più dell’intelligenza artificiale sulla disoccupazione giovanile?

Uno degli elementi che ha attirato maggiore attenzione riguarda il confronto tra l’impatto del lavoro a distanza e quello dell’intelligenza artificiale.

Gli autori dello studio hanno analizzato il livello di esposizione delle diverse professioni alle tecnologie basate sull’IA. Contrariamente a quanto molti si aspettavano, non hanno rilevato una correlazione significativa tra maggiore esposizione all’intelligenza artificiale e aumento della disoccupazione tra i giovani laureati.

La ricerca sottolinea inoltre che il deterioramento delle condizioni occupazionali per i neolaureati era già iniziato prima dell’arrivo e della diffusione su larga scala di strumenti come ChatGPT.

Secondo le stime elaborate dagli studiosi, il lavoro remoto potrebbe spiegare quasi due terzi dell’aumento della disoccupazione registrato tra i giovani laureati nel periodo successivo alla pandemia.

Questo non significa che l’intelligenza artificiale non avrà effetti sul mercato del lavoro nel lungo periodo, ma suggerisce che le difficoltà attuali potrebbero essere maggiormente legate ai cambiamenti organizzativi introdotti dalle aziende.

Cosa è emerso dall’analisi di una grande azienda tecnologica?

Per approfondire il fenomeno, i ricercatori hanno esaminato anche i dati interni di una grande società tecnologica appartenente alla classifica Fortune 500, il cui nome non è stato reso pubblico.

Durante il periodo in cui gli uffici erano chiusi e gran parte del personale lavorava esclusivamente da remoto, l’azienda ha ridotto l’assunzione di candidati senza esperienza e aumentato quella di professionisti già qualificati.

La motivazione appare coerente con le conclusioni generali dello studio: i lavoratori esperti richiedono meno supervisione, meno formazione iniziale e possono integrarsi più facilmente in contesti operativi distribuiti.

Quando gli uffici hanno riaperto, la società ha ripreso ad assumere un numero maggiore di giovani lavoratori. Tuttavia, nei team che continuavano a operare con formule ibride o completamente remote, la preferenza per i profili più esperti è rimasta evidente.

Quali conseguenze può avere questa tendenza sul futuro del mercato del lavoro?

Se il fenomeno dovesse consolidarsi, il rischio è la creazione di un mercato del lavoro sempre più difficile da affrontare per chi si trova all’inizio della propria carriera.

Le aziende potrebbero continuare a richiedere esperienza anche per ruoli entry-level, mentre i giovani potrebbero incontrare maggiori ostacoli nel costruire il proprio percorso professionale.

Allo stesso tempo, molte organizzazioni stanno cercando nuovi modelli per conciliare la flessibilità del lavoro agile con la necessità di formare efficacemente le nuove generazioni. Programmi di mentoring, giornate in presenza dedicate all’affiancamento e percorsi di inserimento più strutturati potrebbero rappresentare alcune delle soluzioni adottate nei prossimi anni.

L’indagine della Federal Reserve Bank di New York offre quindi una prospettiva diversa rispetto alle narrazioni più diffuse. Mentre l’attenzione pubblica continua a concentrarsi sull’intelligenza artificiale, i dati suggeriscono che le modalità di organizzazione del lavoro potrebbero avere un impatto ancora più immediato sulle opportunità professionali dei giovani laureati. Comprendere questa trasformazione sarà fondamentale per aziende, istituzioni e lavoratori che vogliono affrontare con maggiore consapevolezza le sfide del mercato occupazionale moderno.