
Mo Gawdat avverte i neolaureati: l’intelligenza artificiale renderà il mercato del lavoro molto più competitivo
L’avanzata dell’intelligenza artificiale sta modificando con una rapidità senza precedenti il mondo del lavoro e, secondo Mo Gawdat, ex dirigente di Google ed esperto di innovazione tecnologica, saranno soprattutto i neolaureati a dover affrontare le conseguenze più immediate di questa trasformazione. Chi entra oggi nel mercato occupazionale si troverà infatti a competere in uno scenario completamente diverso rispetto a quello di appena pochi anni fa, dove molte attività tradizionalmente affidate ai profili junior vengono progressivamente automatizzate da sistemi sempre più sofisticati.
L’intervento di Gawdat, durante il podcast The Diary of a CEO condotto da Steven Bartlett, ha riacceso il dibattito sul rapporto tra IA e occupazione, un tema che continua a dividere economisti, imprenditori e responsabili delle politiche del lavoro. Pur evitando toni catastrofici, l’ex manager di Google ha delineato un quadro che impone una profonda riflessione: la tecnologia non eliminerà semplicemente alcune professioni, ma cambierà il valore stesso delle competenze richieste alle nuove generazioni.
Perché i neolaureati rischiano di essere i più penalizzati?
Secondo Mo Gawdat, il problema principale riguarda la velocità con cui l’automazione intelligente sta sostituendo le attività ripetitive e operative che, fino a poco tempo fa, rappresentavano il punto d’ingresso naturale per chi usciva dall’università. Molti giovani iniziano infatti la propria carriera svolgendo mansioni di supporto, analisi preliminare, produzione di documentazione o gestione di processi standardizzati: proprio quelle funzioni che oggi i modelli di intelligenza artificiale generativa riescono a svolgere con crescente efficienza.

Durante l’intervista, Gawdat ha sintetizzato questa prospettiva con una frase destinata a far discutere:
«Purtroppo abbiamo una generazione di neolaureati che attraverserà un periodo molto difficile».
Una dichiarazione che non rappresenta una previsione definitiva, ma piuttosto un invito ad accelerare l’adattamento delle competenze richieste dal nuovo mercato del lavoro.
L’ex dirigente ha inoltre evidenziato come alcuni comparti possano arrivare a perdere fino al 30% dei posti di lavoro entro il 2028, una stima che riflette il crescente impatto dell’automazione in numerose attività professionali. Sebbene il dato rappresenti uno scenario potenziale e non una certezza assoluta, sottolinea la portata del cambiamento che aziende e lavoratori stanno già iniziando a sperimentare.
Quali competenze continueranno ad avere valore nell’era dell’intelligenza artificiale?
Se da un lato la tecnologia è destinata ad assumere un ruolo sempre più centrale nei processi produttivi, dall’altro Gawdat ritiene che alcune capacità rimarranno estremamente difficili da replicare attraverso gli algoritmi. Il vero vantaggio competitivo non risiederà soltanto nella conoscenza tecnica degli strumenti digitali, ma soprattutto nella capacità di esercitare giudizio critico, comprendere il contesto, instaurare relazioni di fiducia e prendere decisioni complesse.
Per questo motivo invita i giovani a imparare a utilizzare l’intelligenza artificiale, senza però rinunciare allo sviluppo delle competenze umane che continuano a rappresentare un elemento distintivo. Professioni legate all’assistenza sanitaria, alla consulenza, all’educazione, al supporto psicologico e più in generale a tutte le attività che richiedono empatia e relazione personale potrebbero risultare maggiormente resilienti rispetto ai processi di automazione.
Secondo Gawdat, infatti, un sistema di IA può elaborare informazioni, produrre contenuti e ottimizzare procedure, ma incontra ancora notevoli difficoltà nel sostituire aspetti come l’empatia, la fiducia, l’ascolto attivo e la capacità di comprendere le emozioni umane. Sono proprio queste qualità a rappresentare un patrimonio professionale destinato ad acquisire un valore crescente nei prossimi anni.
Perché imparare a usare l’IA sarà indispensabile?
Nel ragionamento dell’ex dirigente di Google non esiste una contrapposizione tra uomo e macchina. Al contrario, la sua visione parte dal presupposto che il futuro sarà caratterizzato da una collaborazione sempre più stretta tra professionisti e strumenti basati sull’intelligenza artificiale.
Per questo motivo il consiglio rivolto ai neolaureati è molto pragmatico: integrare l’IA nella propria attività quotidiana, imparando a sfruttarne le potenzialità per aumentare produttività, qualità del lavoro e capacità di analisi. Secondo Gawdat, chi saprà utilizzare efficacemente questi strumenti avrà maggiori probabilità di distinguersi in un mercato sempre più competitivo.
Il principio è semplice quanto significativo: più una persona diventa competente nell’utilizzo dell’IA all’interno della propria professione, maggiori saranno le sue opportunità di successo. L’obiettivo non è competere con la tecnologia, bensì imparare a collaborare con essa, trasformandola in un acceleratore delle proprie competenze.

Cosa pensano gli altri leader del settore tecnologico?
Le riflessioni di Mo Gawdat si inseriscono in un dibattito ormai condiviso da numerosi protagonisti dell’industria tecnologica. Sempre più dirigenti sostengono infatti che il vantaggio competitivo del futuro non dipenderà esclusivamente dalla capacità di produrre contenuti o elaborare dati, ma dalla qualità delle decisioni che gli esseri umani sapranno prendere.
Tra queste voci figura anche Greg Brockman, presidente di OpenAI, secondo il quale il cosiddetto “gusto”, inteso come capacità di selezionare, valutare e riconoscere ciò che possiede reale valore, sta diventando una delle competenze più importanti nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Se gli algoritmi possono generare rapidamente enormi quantità di contenuti, resta fondamentale il contributo umano nel distinguere ciò che è realmente efficace da ciò che è semplicemente corretto dal punto di vista tecnico.
Una posizione analoga è stata espressa anche da Luis von Ahn, amministratore delegato di Duolingo, che ha osservato come l’intelligenza artificiale non sia ancora in grado di eguagliare completamente il contributo creativo di artisti e designer professionisti. Pur accelerando numerosi processi produttivi, la tecnologia continua infatti a dipendere dalla supervisione e dalla sensibilità di chi la utilizza.
Come prepararsi al nuovo mercato del lavoro?
Il messaggio lanciato da Mo Gawdat non va interpretato come una previsione inevitabilmente pessimistica, bensì come un invito ad affrontare il cambiamento con consapevolezza. La trasformazione del lavoro è già iniziata e continuerà ad accelerare nei prossimi anni, rendendo sempre meno efficace un approccio basato esclusivamente sulle competenze tradizionali acquisite durante il percorso universitario.
Per i giovani professionisti diventerà quindi essenziale investire nella formazione continua, aggiornare costantemente le proprie competenze digitali e sviluppare capacità trasversali che l’intelligenza artificiale fatica ancora a replicare. Comunicazione, leadership, pensiero critico, creatività, negoziazione e gestione delle relazioni rappresenteranno sempre più fattori decisivi per costruire una carriera solida.
In questa prospettiva, l’intelligenza artificiale non appare come un semplice fattore di sostituzione della forza lavoro, ma come uno strumento destinato a ridefinire il concetto stesso di professionalità. Chi saprà combinare competenze tecnologiche, capacità analitiche e qualità umane potrà affrontare con maggiori possibilità di successo un mercato del lavoro destinato a diventare sempre più selettivo, dinamico e orientato all’innovazione.