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FIGC, sfida Malagò-Abete: il voto che può cambiare il calcio italiano?

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La corsa alla Presidenza FIGC entra nel vivo: Giovanni Malagò e Giancarlo Abete si sfidano per guidare il futuro del calcio italiano ⚽ Tra riforme, Serie A e vivai, il voto del 22 giugno può cambiare molti equilibri.

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Presidenza FIGC, sfida tra Malagò e Abete: quale futuro per il calcio italiano?

La corsa alla nuova presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) entra ufficialmente nella fase decisiva. Dopo settimane di indiscrezioni e trattative politiche interne al mondo del pallone, sono state confermate le candidature dei due “dinosauri” Giovanni Malagò (67 anni) e Giancarlo Abete (75 anni) per guidare la FIGC nel prossimo quadriennio. Le elezioni sono in programma il 22 giugno e rappresentano uno dei passaggi più delicati degli ultimi anni per il calcio nazionale.

L’uscita di scena di Gabriele Gravina apre infatti una nuova fase per il sistema calcistico italiano, chiamato a confrontarsi con temi centrali come la sostenibilità economica dei club, la crescita dei vivai, la competitività internazionale e la riforma delle categorie professionistiche.

Perché le elezioni FIGC del 22 giugno sono così importanti?

L’elezione del nuovo presidente della FIGC non riguarda soltanto un cambio ai vertici federali. In gioco c’è la direzione strategica del calcio italiano nei prossimi anni, in un momento storico segnato da profonde trasformazioni economiche e sportive.

Negli ultimi anni il movimento ha dovuto affrontare numerose criticità: stadi obsoleti, bilanci fragili, difficoltà nella valorizzazione dei giovani talenti e una crescente distanza rispetto ai principali campionati europei sul piano commerciale e internazionale. Per questo motivo il prossimo presidente sarà chiamato a prendere decisioni che potrebbero influenzare il futuro della Serie A, delle categorie minori e dell’intero sistema federale.

L’assemblea elettiva del 22 giugno sarà quindi osservata con grande attenzione non solo dagli addetti ai lavori, ma anche da tifosi, dirigenti e sponsor interessati alla stabilità del movimento.

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Giovanni Malagò e Giancarlo Abete si contendono la Presidenza FIGC in una delle elezioni più delicate per il futuro del calcio italiano.

Chi è Giovanni Malagò e quale progetto propone per la FIGC?

Giovanni Malagò arriva alla candidatura forte dell’esperienza maturata alla guida del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, incarico che gli ha garantito un ruolo centrale nello sport italiano negli ultimi anni.

Malagò ha ufficializzato la propria discesa in campo spiegando di aver atteso per “rispetto istituzionale” la conclusione della visita romana della presidente del CIO Kirsty Coventry. Una scelta interpretata da molti come il segnale di una candidatura costruita con attenzione sul piano politico e istituzionale.

Sul fronte dei consensi, l’ex presidente del CONI sembra partire in posizione favorevole. Secondo gli equilibri emersi nelle ultime settimane, potrebbe contare sull’appoggio della Serie A, dell’Assocalciatori, dell’Assoallenatori e della Serie B, un blocco che rappresenta una fetta significativa dei voti assembleari.

Il suo eventuale mandato potrebbe concentrarsi su temi come la modernizzazione del sistema calcistico, il dialogo con le istituzioni sportive internazionali e il rilancio dell’immagine del calcio italiano all’estero. Restano però alcune perplessità sollevate dagli oppositori riguardo alla possibile incompatibilità legata al cosiddetto “cooling off period”, un tema che potrebbe alimentare il dibattito politico nelle settimane precedenti al voto.

Qual è il ruolo di Giancarlo Abete nella corsa alla presidenza?

Dall’altra parte c’è Giancarlo Abete, figura storica della governance calcistica italiana e già presidente FIGC dal 2007 al 2014. La sua candidatura rappresenta una scelta di continuità e di esperienza in un momento particolarmente complesso per il movimento.

Abete può contare soprattutto sul sostegno della Lega Nazionale Dilettanti, di cui è attualmente presidente. Si tratta di un’area fondamentale per gli equilibri elettorali federali, considerando il peso del calcio dilettantistico all’interno dell’assemblea FIGC.

Nel corso della sua precedente esperienza federale, Abete ha vissuto momenti molto diversi tra loro: dalla vittoria dell’Italia agli Europei Under 21 fino alle difficoltà legate ai Mondiali del 2014. Oggi il dirigente romano punta sulla propria conoscenza delle dinamiche interne della federazione e sulla capacità di mantenere equilibrio tra le diverse componenti del sistema.

La sua proposta potrebbe essere maggiormente orientata alla tutela del calcio territoriale, alla valorizzazione delle società dilettantistiche e alla sostenibilità delle categorie minori, spesso alle prese con problemi economici strutturali.

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Il voto del 22 giugno potrebbe ridefinire gli equilibri della FIGC tra Serie A, Lega Pro e calcio dilettantistico.

Quanto peseranno Serie A e Lega Pro nella scelta del presidente FIGC?

Uno degli aspetti più interessanti della corsa alla presidenza riguarda gli equilibri politici tra le varie leghe calcistiche italiane. Nel sistema elettorale federale, infatti, il peso dei voti è distribuito tra professionisti, dilettanti, calciatori e allenatori.

La Serie A sembra orientata verso Malagò, considerato da molti club una figura capace di rafforzare il dialogo internazionale e di favorire una gestione più manageriale del calcio italiano. Anche l’appoggio dell’Assocalciatori e dell’Assoallenatori potrebbe risultare decisivo per consolidare il vantaggio iniziale dell’ex numero uno del CONI.

Dall’altra parte, Abete mantiene una forte influenza all’interno del mondo dilettantistico, che rappresenta la base numericamente più ampia del movimento calcistico nazionale.

In questo scenario, la posizione della Lega Italiana Calcio Professionistico potrebbe diventare determinante. La Lega Pro, almeno per il momento, ha scelto di non esporsi pubblicamente, preferendo attendere la presentazione ufficiale dei programmi dei candidati prima di prendere posizione.

Proprio questo equilibrio potrebbe trasformare la fase finale della campagna elettorale in una vera trattativa politica interna al calcio italiano.

Quali sono le sfide più urgenti per il nuovo presidente della FIGC?

Il prossimo presidente della FIGC dovrà affrontare questioni centrali per il rilancio del movimento. Tra le priorità più discusse c’è sicuramente la sostenibilità economica dei club professionistici.

Molte società italiane continuano infatti a registrare bilanci in difficoltà, con costi elevati e ricavi inferiori rispetto ai grandi campionati europei. A questo si aggiunge il tema degli stadi, spesso vecchi e poco redditizi, che limita la crescita commerciale del sistema.

Un altro nodo riguarda i settori giovanili. Negli ultimi anni il dibattito sulla valorizzazione dei giovani italiani è diventato sempre più acceso, soprattutto dopo alcune delusioni internazionali della Nazionale. Investire sui vivai e creare percorsi più solidi per i talenti emergenti sarà probabilmente uno dei punti centrali del prossimo mandato federale.

Anche il rapporto tra calcio professionistico e dilettantistico dovrà essere ridefinito. Le categorie inferiori chiedono maggiore sostegno economico e una revisione dei format dei campionati, mentre le grandi società spingono per una gestione più moderna e competitiva del sistema.

Cosa aspettarsi dal futuro del calcio italiano dopo le elezioni?

Le elezioni del 22 giugno potrebbero rappresentare molto più di un semplice passaggio istituzionale. La scelta tra Malagò e Abete mette infatti di fronte due visioni differenti della governance sportiva italiana.

Da una parte c’è l’idea di un calcio più orientato alla managerialità, alla dimensione internazionale e alla modernizzazione delle strutture. Dall’altra emerge una linea più legata all’esperienza federale tradizionale e alla tutela degli equilibri interni del movimento.

In ogni caso, il nuovo presidente dovrà confrontarsi con aspettative elevate. Tifosi, club e operatori del settore chiedono riforme concrete, maggiore stabilità economica e un progetto credibile per riportare il calcio italiano ai massimi livelli europei.

Le prossime settimane saranno decisive per comprendere alleanze, programmi e strategie dei due candidati. Solo allora sarà più chiaro quale direzione prenderà la FIGC in una fase che molti considerano cruciale per il futuro del pallone italiano.