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Sonny Rollins morto a 95 anni: l’uomo che trasformò il jazz moderno

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Il jazz perde una delle sue voci più grandi. Sonny Rollins si è spento a 95 anni, lasciando una storia fatta di musica, ricerca e libertà artistica 🎷 Una vita che ha cambiato il modo di ascoltare il sax e il jazz moderno.

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Sonny Rollins, addio al colosso del sassofono: si spegne a 95 anni una leggenda assoluta del jazz

Il mondo della musica jazz perde una delle sue figure più iconiche. Sonny Rollins, considerato uno dei più grandi interpreti del sassofono tenore nella storia della musica, è morto all’età di 95 anni nella sua casa di Woodstock, nello Stato di New York. Con la sua scomparsa si chiude un capitolo fondamentale della cultura musicale del Novecento e se ne va uno degli ultimi protagonisti di una generazione che ha ridefinito il significato stesso del jazz.

La notizia è arrivata in un periodo particolarmente simbolico per gli appassionati del genere. A un secolo dalla nascita di figure come Miles Davis e John Coltrane, Rollins rappresentava ancora un collegamento diretto con quella stagione irripetibile della musica americana. Per quasi settant’anni il suo sax ha raccontato ricerca, disciplina, libertà e un’incessante volontà di evolversi. Più che un semplice musicista, è stato un artista che ha trasformato la propria vita in una continua esplorazione del suono.

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Sonny Rollins durante una delle fasi più importanti della sua carriera: il sassofonista che ha rivoluzionato il jazz moderno.

Chi era Sonny Rollins e come iniziò la sua storia nella musica?

Nato il 7 settembre 1930 ad Harlem, Sonny Rollins crebbe in uno dei quartieri culturalmente più vivaci di New York. Era il più giovane di tre figli di Valborg e Walter Theodore Rollins, immigrati originari delle Isole Vergini. In quegli anni Harlem rappresentava un centro straordinario di creatività, musica e fermento culturale, e vivere in quell’ambiente significava essere costantemente circondati dall’arte.

Il primo incontro con il sassofono arrivò quasi per caso. In una delle sue interviste raccontò che uno strumento, lasciato da un amico di famiglia, si trovava sotto il letto di casa. Ricordando quel momento spiegò che vedere quel sax custodito nella sua elegante custodia fu un’emozione difficile da descrivere. Quell’incontro casuale avrebbe cambiato per sempre il corso della sua vita.

Fin da ragazzo mostrò una dedizione fuori dal comune. Mentre molti suoi coetanei passavano il tempo giocando per strada, lui trascorreva ore intere a studiare e a perfezionare il proprio suono. Anni più tardi raccontò un ricordo che descrive perfettamente il rapporto quasi totale che aveva con la musica: da bambino suonava per così tanto tempo da dimenticare persino l’ora di cena, finché sua madre non entrava nella stanza per richiamarlo alla realtà.

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Il leggendario Sonny Rollins, maestro del sassofono tenore e protagonista di oltre sessant’anni di storia del jazz.

Come Sonny Rollins rivoluzionò il linguaggio del sassofono?

Quando emerse sulla scena jazz all’inizio degli anni Cinquanta, Sonny Rollins mostrò immediatamente caratteristiche che lo distinguevano dagli altri musicisti della sua generazione. Il suo stile era lontano dalle tendenze del momento e si fondava su un suono ampio, profondo e potente, ispirato ai grandi maestri del passato come Coleman Hawkins, Chu Berry e Ben Webster.

La sua vera forza era però l’improvvisazione. Molti musicisti improvvisavano seguendo strutture riconoscibili; Rollins sembrava invece costruire una conversazione spontanea con il proprio strumento. Ogni assolo poteva cambiare direzione in qualsiasi momento, alternando energia, ironia, tensione e sensibilità emotiva.

Nel corso degli anni il suo linguaggio musicale si arricchì ulteriormente. Pur restando sempre ancorato allo swing, sperimentò territori vicini all’avanguardia e incorporò influenze provenienti da ritmi caraibici come il calypso e la soca. Questa capacità di assorbire elementi differenti senza perdere la propria identità divenne una delle sue caratteristiche più riconoscibili.

Quali album hanno reso Sonny Rollins una leggenda del jazz?

Dopo avere superato un difficile periodo segnato dalla dipendenza dall’eroina, Rollins entrò nella fase più prolifica della sua carriera. Il 1956 rappresentò un anno fondamentale per il jazz moderno e per la sua storia personale.

Nello stesso periodo pubblicò tre opere che sarebbero diventate autentici riferimenti del genere: Saxophone Colossus, Sonny Rollins Plus 4 e Tenor Madness.

Tra questi lavori, Saxophone Colossus viene considerato da molti il suo capolavoro assoluto. L’album include composizioni entrate nella storia della musica, tra cui “St. Thomas”, ispirata alle radici caraibiche della sua famiglia.

Negli anni successivi arrivarono altri lavori destinati a consolidare il suo mito: The Sound of Sonny, Way Out West, Freedom Suite e Our Man in Jazz. Quest’ultimo, meno ricordato rispetto ad altri dischi della sua produzione, rappresentò comunque un importante passo verso sonorità più sperimentali.

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Sonny Rollins mentre suona sotto il ponte di Williamsburg, il luogo diventato simbolo della sua instancabile ricerca musicale.

Perché Sonny Rollins abbandonò improvvisamente le scene nel pieno del successo?

Uno degli episodi più affascinanti della sua carriera avvenne nel 1959, quando prese una decisione che sorprese il mondo musicale. Nel pieno del successo internazionale, quando il suo nome era ormai tra i più importanti della scena jazz, Rollins decise improvvisamente di fermarsi. Interruppe l’attività pubblica e per circa due anni si allontanò dai palcoscenici.

La scelta sembrò incomprensibile. Aveva fama, prestigio e una carriera in piena ascesa. Ma lui sentiva di non essere ancora arrivato dove desiderava. Ogni giorno si recava sotto il ponte di Williamsburg, a Manhattan, per esercitarsi lontano dal pubblico e dai riflettori. Cercava un suono diverso, più personale e più profondo.

Anni dopo ricordò quel periodo con grande serenità, raccontando il rumore del fiume, gli impiegati che attraversavano la zona dopo il lavoro e quell’atmosfera quasi sospesa che gli permetteva di concentrarsi soltanto sulla musica.

Quella scelta divenne parte della mitologia culturale di New York. La figura di Rollins che suona sotto il ponte venne trasformata nel tempo in un simbolo della ricerca artistica assoluta. L’immagine fu così potente da ispirare persino rappresentazioni nella cultura popolare e opere artistiche dedicate alla sua storia.

Perché eliminò il pianoforte dalle sue formazioni musicali?

Tra le innovazioni più importanti introdotte da Sonny Rollins ci fu anche una scelta che all’epoca apparve quasi rivoluzionaria. In molte delle sue formazioni decise di rinunciare al pianoforte, strumento considerato allora quasi indispensabile nei piccoli gruppi jazz.

La motivazione era semplice ma molto significativa. Secondo Rollins, il pianoforte esercitava una presenza armonica troppo dominante. Preferiva avere maggiore libertà e guidare personalmente la direzione della musica. Questa scelta influenzò molti musicisti delle generazioni successive e aprì nuove possibilità nella costruzione delle formazioni jazz.

Quali collaborazioni importanti ebbe Sonny Rollins durante la sua carriera?

Nel corso della sua lunghissima attività lavorò con alcuni dei più grandi nomi della storia della musica. Entrò a far parte della storica formazione guidata dal batterista Max Roach e dal trombettista Clifford Brown, gruppo diventato leggendario nel panorama jazz. Collaborò inoltre con artisti come Miles Davis e condivise il percorso musicale con numerosi protagonisti della scena americana.

Negli anni Ottanta fece anche una breve incursione nel mondo rock partecipando all’album Tattoo You dei Rolling Stones, nel quale registrò alcuni celebri assoli di sassofono. Pur esplorando territori diversi, non inseguì mai le mode del momento. Quando molti artisti cercavano nuove strade attraverso fusioni commerciali con il rock, Rollins mantenne una forte indipendenza artistica.

Quale eredità lascia Sonny Rollins al mondo della musica?

Negli ultimi anni della sua vita continuò a lavorare alla conservazione della propria eredità artistica anche dopo il ritiro definitivo dalle scene, avvenuto nel 2014 per problemi respiratori. Fondò l’etichetta Doxy, dedicata alla pubblicazione di registrazioni storiche dei suoi concerti dal vivo. Inoltre centinaia di registrazioni, documenti e materiali personali furono conservati presso lo Schomburg Center for Research in Black Culture di Harlem.

Nel 2024 arrivò anche The Notebooks of Sonny Rollins, una raccolta dei suoi diari e delle sue annotazioni personali. Quelle pagine mostrarono un volto diverso dell’artista: non soltanto un musicista straordinario, ma anche un uomo riflessivo, spirituale e costantemente impegnato nel ricordare a sé stesso ciò che davvero contava.

Tra le sue ultime annotazioni comparivano pensieri semplici ma profondi: perdonare tutti, non vivere in funzione del giudizio degli altri e mantenere i propri impegni anche nei momenti difficili.

Con la morte di Sonny Rollins il mondo del jazz perde uno dei suoi ultimi giganti. Tuttavia il suo patrimonio musicale continua a vivere attraverso album, registrazioni storiche e l’influenza che ancora oggi esercita su artisti di ogni parte del mondo. Alcuni musicisti cambiano una stagione della musica. Altri cambiano la musica stessa. Sonny Rollins apparteneva a questa seconda categoria.