
Perché il bilancio delle vittime continua ad aggravarsi?
La tragedia provocata dai devastanti terremoti in Venezuela continua ad assumere dimensioni sempre più drammatiche. L’ultimo aggiornamento diffuso dalle autorità venezuelane nella serata di venerdì conferma un nuovo incremento del numero delle vittime, portando il bilancio complessivo a 4.118 morti, dopo il ritrovamento di altri 229 corpi nelle aree maggiormente colpite. Tra le persone decedute figurano anche 41 cittadini spagnoli, mentre il numero dei feriti resta stabile a 16.740, un dato che testimonia la portata eccezionale dell’emergenza umanitaria che il Paese sta affrontando ormai da oltre due settimane.
Con il passare dei giorni, le possibilità di ritrovare superstiti sotto le macerie diminuiscono sensibilmente, ma le operazioni di ricerca proseguono senza interruzioni nelle zone dove gli edifici sono completamente collassati. Parallelamente, cresce la pressione sulle istituzioni affinché vengano accelerate sia le attività di soccorso sia gli interventi destinati a garantire un alloggio alle migliaia di persone rimaste senza casa.
Quali misure ha annunciato il Governo per chi ha perso la propria abitazione?
L’emergenza abitativa rappresenta oggi una delle principali sfide per il Governo venezuelano. A partire da sabato prenderà infatti il via un censimento biometrico nazionale destinato alle quasi 18.000 persone rimaste senza un’abitazione. Il sistema, basato sulla registrazione delle impronte digitali, consentirà alle autorità di raccogliere dati dettagliati sulla situazione di ogni nucleo familiare ospitato nei campi temporanei.
La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha spiegato che il censimento verrà effettuato progressivamente all’interno dei centri di accoglienza attraverso un registro unico delle abitazioni, con l’obiettivo di identificare con precisione le esigenze dei cittadini colpiti dal sisma e pianificare gli interventi di ricostruzione. Contestualmente è stato annunciato anche un fondo economico destinato alle associazioni di quartiere, che potranno utilizzarlo per finanziare i primi lavori di riparazione degli edifici danneggiati.
L’iniziativa rientra in una strategia più ampia che punta a gestire in maniera centralizzata la fase post-emergenziale, cercando di evitare dispersioni di risorse e garantire una distribuzione più efficiente degli aiuti disponibili.
Come procede il piano per la ricostruzione delle abitazioni?
Secondo quanto comunicato dalle autorità, sono stati allestiti 89 campi temporanei distribuiti tra Caracas, lo Stato di Miranda e soprattutto La Guaira, considerata l’area maggiormente devastata dai terremoti a causa del crollo di numerosi edifici residenziali.
Già nei giorni immediatamente successivi alla catastrofe, Delcy Rodríguez aveva assicurato che tutte le famiglie colpite avrebbero ricevuto una nuova casa entro la fine dell’anno. Nei giorni scorsi il Governo ha inoltre convocato imprese nazionali e internazionali per dare avvio a un programma di costruzione definito “rapido e aggressivo“, finalizzato ad accelerare la realizzazione di nuovi complessi residenziali.
Tra gli obiettivi più ambiziosi annunciati dall’esecutivo figura anche la progettazione di vere e proprie “città antisismiche”, sviluppate con il supporto di specialisti in geologia e ingegneria del sottosuolo incaricati di individuare le aree più sicure sulle quali costruire le future abitazioni.
Quale ruolo sta svolgendo la comunità internazionale?
La risposta alla crisi non coinvolge esclusivamente le istituzioni venezuelane. Anche la comunità internazionale ha intensificato il proprio sostegno attraverso missioni umanitarie e programmi di assistenza tecnica.
Il piano sostenuto dalle Nazioni Unite prevede infatti l’introduzione nel Paese di abitazioni prefabbricate, soluzione considerata fondamentale per offrire rapidamente un riparo alle migliaia di sfollati che hanno perso tutto. A confermarlo è stato il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari, Tom Fletcher, che ha illustrato la strategia studiata insieme alle autorità venezuelane per affrontare l’emergenza abitativa nel più breve tempo possibile.
Nel frattempo prosegue anche il massiccio dispiegamento di personale impegnato nelle operazioni di soccorso. Secondo gli ultimi dati ufficiali risultano operativi 3.454 soccorritori internazionali, affiancati da 30.076 operatori e militari venezuelani mobilitati nelle aree maggiormente colpite.
Perché aumentano le polemiche sulle operazioni di ricerca?
Accanto agli interventi istituzionali, emergono tuttavia crescenti tensioni riguardo alla gestione delle operazioni di salvataggio. Nella regione di La Guaira, dove il livello di distruzione resta estremamente elevato, numerosi familiari delle persone ancora disperse denunciano presunti ostacoli imposti dalle autorità militari all’impiego di mezzi pesanti necessari per rimuovere le macerie.
Le accuse riguardano soprattutto il ritardo nell’autorizzazione all’ingresso delle squadre specializzate nei punti in cui si ritiene possano ancora trovarsi persone intrappolate. Secondo diverse testimonianze raccolte sul posto, la lentezza delle operazioni starebbe riducendo ulteriormente le possibilità di individuare eventuali superstiti.
Tra le voci più critiche vi è quella di Eva Belkrin, madre di due ragazze ancora disperse, che ha denunciato pubblicamente le difficoltà incontrate dai volontari impegnati nelle ricerche. La donna sostiene che le Forze Armate abbiano impedito l’accesso ai macchinari destinati allo sgombero delle macerie dell’edificio Celtamar, chiedendo alle autorità di consentire ai soccorritori di lavorare senza ulteriori limitazioni.
Le dichiarazioni hanno alimentato un acceso dibattito sull’efficienza del coordinamento dei soccorsi, in un momento nel quale ogni ora continua a essere determinante per il destino delle persone ancora intrappolate.
Qual è la situazione delle persone disperse e dell’attività sismica?
L’emergenza resta particolarmente delicata anche sul fronte dei dispersi. Secondo i dati diffusi dal Ministero degli Esteri, risultano ancora 11 cittadini spagnoli localizzati sotto le macerie, mentre il numero complessivo delle persone ufficialmente disperse è pari a 138.
A rendere ancora più complesso il lavoro dei soccorritori è la persistente attività sismica. Dal 24 giugno, giorno in cui i due violenti terremoti hanno colpito il Paese, sono state registrate 1.171 scosse di assestamento, un fenomeno che continua a rappresentare un rischio costante sia per gli operatori impegnati nelle ricerche sia per gli edifici già gravemente compromessi.
L’ultima replica significativa, di magnitudo 3,9, è stata rilevata nella giornata di venerdì nelle regioni settentrionali del Venezuela. Sebbene non siano stati segnalati nuovi danni o ulteriori vittime, il continuo susseguirsi delle scosse mantiene elevato il livello di allerta e rallenta inevitabilmente le operazioni di recupero, mentre il Paese affronta una delle più gravi emergenze umanitarie della sua storia recente.