
Terremoto in Venezuela, il sisma più devastante degli ultimi decenni: oltre 160 morti e migliaia di dispersi
Il Venezuela torna a fare i conti con la forza distruttiva della natura in quella che si sta già configurando come una delle peggiori tragedie sismiche della sua storia recente. Due violenti terremoti consecutivi, registrati nella serata del 24 giugno, hanno colpito il cuore del Paese sudamericano provocando crolli, vittime e un’emergenza umanitaria che si aggrava di ora in ora. Il bilancio ufficiale parla al momento di 164 morti e 971 feriti, ma il numero è destinato ad aumentare. A rendere ancora più drammatica la situazione è il dato dei dispersi: oltre 10mila persone risultano irreperibili, secondo piattaforme digitali di ricerca condivise sui social dai leader dell’opposizione venezuelana.
Il sisma principale, di magnitudo 7.5, è stato definito dal Servizio Geologico degli Stati Uniti (USGS) come il più potente registrato nel Paese o nelle sue coste dal 1900. Un dato che riporta inevitabilmente alla memoria il devastante terremoto di San Narciso, che oltre un secolo fa sconvolse Caracas.

Perché il terremoto in Venezuela è considerato storico?
Il primo movimento tellurico, di magnitudo 7.2, è stato registrato poco dopo le 18:00 locali con epicentro vicino alla città di Montalbán, nello stato di Carabobo. Gli esperti lo classificano come sisma precursore, un evento che anticipa quello principale. Pochi minuti dopo, un secondo terremoto, più potente, di magnitudo 7.5, ha colpito nei pressi di Yumare, nello stato di Yaracuy.
Secondo i geofisici, la sequenza è particolarmente significativa sia per intensità che per dinamica. Non è comune assistere a due scosse di questa portata in un intervallo di tempo così ristretto. Questo dettaglio ha moltiplicato l’impatto sulle strutture già indebolite dal primo movimento.
L’USGS ha inoltre confermato che il sisma di mercoledì rappresenta il più forte evento sismico nell’area venezuelana in oltre un secolo, superando per impatto tutti gli eventi moderni, incluso il terremoto del 2018 (magnitudo 7.3) e quello del 1997 (magnitudo 7.0).
Cosa è successo nelle aree colpite dal sisma?
Le immagini diffuse sui social mostrano una scena che richiama scenari di guerra: edifici collassati, strade spaccate, ospedali evacuati e migliaia di persone in fuga. Le zone più colpite risultano essere il Distretto Capitale e gli stati di Miranda, La Guaira, Aragua, Carabobo e Falcón.
Particolarmente grave la situazione a La Guaira, dove decine di palazzi sono crollati e l’intera area è stata dichiarata zona di disastro nazionale. Le autorità parlano di persone ancora intrappolate sotto le macerie, mentre squadre di soccorso lavorano senza sosta tra condizioni estremamente difficili.
La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha dichiarato lo stato di emergenza, mobilitando Protezione Civile e Sistema Nazionale di Emergenza. Tuttavia, la macchina dei soccorsi appare sotto pressione, anche a causa delle infrastrutture già fragili prima del sisma.
Ed è proprio qui che emerge un nodo cruciale: in un Paese segnato da anni di crisi economica, il terremoto non colpisce solo il territorio, ma un sistema già vulnerabile. La differenza tra un disastro naturale e una catastrofe umanitaria, spesso, sta nella capacità di risposta.

Quante repliche ci sono state dopo il terremoto?
Le autorità hanno confermato almeno 30 scosse di assestamento nelle ore successive ai due eventi principali. Un dato che aumenta il rischio di ulteriori crolli e rende ancora più complessa la ricerca dei sopravvissuti.
Le repliche sono una componente naturale di terremoti di questa intensità, ma in contesti urbani densamente abitati diventano un moltiplicatore del danno. Ogni nuova vibrazione può compromettere strutture già lesionate, trasformando interi quartieri in trappole mortali.
Gli esperti invitano la popolazione a restare lontana dagli edifici danneggiati e a seguire esclusivamente i canali ufficiali.
Qual è il precedente storico più simile in Venezuela?
Per trovare un evento paragonabile bisogna tornare indietro al 29 ottobre 1900, quando il cosiddetto terremoto di San Narciso, stimato di magnitudo 7.7, devastò Caracas nelle prime ore del mattino.
Secondo le ricostruzioni storiche, circa 300 edifici collassarono, incluse chiese, strutture governative e la torre dell’università. Il bilancio fu di 21 morti e 50 feriti, numeri relativamente contenuti rispetto alla portata dell’evento, ma che riflettono una densità urbana molto diversa rispetto a quella attuale.
Oggi il contesto è cambiato radicalmente: più popolazione, più urbanizzazione, più fragilità infrastrutturale. Per questo il sisma del 2026 potrebbe avere conseguenze molto più pesanti.
Perché il Venezuela è una zona sismica ad alto rischio?
Il Venezuela si trova lungo la complessa linea di contatto tra la placca sudamericana e la placca caraibica, una zona geologicamente attiva dove l’accumulo di stress tettonico produce terremoti frequenti.
Il geofisico William Barnhart ha spiegato che questa configurazione rende inevitabili eventi sismici di grande intensità nel lungo periodo. Tuttavia, ciò che rende davvero devastanti questi terremoti non è solo la magnitudo, ma la preparazione — o la mancanza di essa.
Nel caso venezuelano, la vulnerabilità degli edifici e la manutenzione insufficiente delle infrastrutture hanno probabilmente amplificato gli effetti del sisma.
Qual è la situazione attuale e cosa può accadere nelle prossime ore?
Le prossime 48 ore saranno decisive. Molti dispersi potrebbero ancora trovarsi vivi sotto le macerie, ma il tempo è un fattore determinante. Le operazioni di soccorso procedono in condizioni complicate, mentre cresce la pressione internazionale per l’invio di aiuti umanitari.
Sul piano politico, la tragedia rischia di trasformarsi anche in un banco di prova per la leadership venezuelana. In momenti come questi, la capacità di coordinamento istituzionale può fare la differenza tra contenere il disastro o aggravarlo.
Il numero ufficiale delle vittime, secondo osservatori internazionali, è ancora provvisorio. Ed è questo il dato che più preoccupa: quando le autorità stesse ammettono che mancano intere aree all’appello, significa che il quadro reale potrebbe essere molto più grave di quello attuale.
Il Venezuela entra così in una nuova fase di emergenza, mentre il Paese e il continente osservano con apprensione l’evoluzione di una tragedia che, per intensità, impatto e contesto, potrebbe segnare un punto di svolta nella storia recente della regione.